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Sanzioni al via oltre i 1.000 euro

di Luciano De Angelis

Da domani, 1° febbraio, scattano le sanzioni minime di 3.000 euro per chi non rispetta le nuove disposizioni in merito alla normativa sui trasferimenti di denaro in contanti e sui titoli al portatore per importi pari o superiori alla nuova soglia dei 1.000 euro. Va evidenziato, tuttavia, che le sanzioni in commento da un lato possono essere sensibilmente ridotte per coloro che possono avvalersi dell'istituto della oblazione e, dall'altro, che il minimo fisso si applica solo a irregolarità realizzate dopo il 15 giugno 2010, benché la prescrizione quinquennale potrebbe rendere punibili anche irregolarità anteriori a tale data.

Le situazioni concretamente a rischio. L'art. 12 del dl 201/2011, convertito con legge n. 214 del 22 dicembre 2011, ha previsto il divieto di «trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari, postali o al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, quando il valore oggetto del trasferimento è complessivamente pari o superiore a 1.000 euro».

In merito ai contanti, tuttavia, appare da segnalare che, anche se astrattamente e giuridicamente le nuove regole si applicano per qualsiasi tipologia di trasferimenti (per esempio anche in ambito familiare o quando si realizzino per effetto di donazioni), esse hanno concreta rilevanza sanzionatoria solo laddove le stesse risultino da documentazione contabile. Ne deriva che, concretamente, l'attenzione dovrà riguardare operazioni che rilevano in scritture contabili, come recentemente ricordato dal dipartimento del Tesoro con circolare n. 2, prot. N. 0004154, dello scorso 16 gennaio (si veda ItaliaOggi del 18 gennaio).

In essa si ricorda, infatti, che i libri e le scritture contabili delle imprese fanno prova contro l'imprenditore, ai sensi dell'art. 2709 c.c. e, quindi, eventuali violazioni documentate legittimano il Mef alla irrogazione della sanzione. Da rilevare, tuttavia, come la contestazione ipotizzabile per le imprese verificate (dall'Agenzia delle entrate o dalla Gdf) non sia irrogabile anche alla controparte se non risulti da documenti sottoscritti e prodotti anche da quest'ultima. Da quanto sopra deriva che le operazioni concretamente a rischio sanzionatorio sono soprattutto quelle che emergono da contabilità ordinarie, in particolare in relazione a pagamenti di fatture o parcelle professionali in contanti ultrasoglia, da finanziamento fra soci e società e da distribuzione di utili in acconto (nelle società personali) o dopo l'approvazione del bilancio (nelle srl e nelle spa). Circa gli assegni «liberi» ricordiamo che essi devono essere intestati al beneficiario e muniti di clausola di intrasferibilità, per importi pari o superiori ai 1.000 euro, e che l'obbligo di comunicazione di eventuali irregolarità riguarda anche i professionisti. A riguardo, da evidenziare i rischi degli eventuali assegni liberi «post datati» emessi per importi pari o superiori a 1.000 euro e inferiori ai 2.500 euro che verranno posti all'incasso dopo il 31 gennaio.

Sanzioni. Si ricorda che l'art. 58 del dlgs 231/2007, così come modificato dal dl 31 maggio 2010, n. 78 conv. con legge 122/2011 prevede una sanzione minima di 3.000 euro per ogni irregolarità perpetrata. Due aspetti risultano rilevanti in proposito. Il primo è che il soggetto che compie l'infrazione, pagando indebitamente (o che accetta il pagamento irregolare), può ricorrere all'istituto dell'oblazione. Ne consegue che, con il pagamento entro 60 giorni dalla contestazione, potrà regolarizzare la propria posizione versando solo il doppio del minimo (nel caso di specie solo il 2% dell'indebito pagamento più le spese di procedura). Tale possibilità sussiste anche per importi superiori a 50.000 euro purché inferiori ai 250.000, ma potrà essere esercitata solo se non ci si è avvalsi della stessa facoltà nel corso dei 365 giorni antecedenti per contestazioni giunte sullo stesso tema durante l'anno precedente (art. 60 dlgs 231/07). La seconda questione attiene alle violazioni anteriori alla data del 16 giugno 2010 (entrata in vigore del dl 78/2010). In questi casi, le irregolarità (per esempio il pagamento di una fattura in contanti per importo pari a 2.500 euro, avvenuta il 10 giugno 2010 e registrata in contabilità) sono ancora sanzionabili, ma con le regole che prevedono la sanzione comminabile da comprendersi fra l'1 e il 40% dell'importo e non con il minimo di 3.000 euro.

Irrogabilità delle sanzioni. Va ricordato, da ultimo, che con decreto 17 novembre 2011 si sono individuati nelle Ragionerie territoriali dello stato (a cui devono essere effettuate le comunicazioni in merito alle irregolarità riscontrate) gli enti delegati alla irrogazione delle sanzioni. Di norma, il termine per la notificazione della contestazione all'autore della violazione è di 90 giorni dal protocollo di arrivo della segnalazione completa. A questo punto il ricevente potrà:

1) inoltrare ricorso davanti al tribunale in cui è stata commessa la violazione (art. 22 legge 689/81 e art. 6 dlgs 1 settembre 2011) per il ricorso in opposizione avverso al decreto sanzionatorio;

2) ricorrere all'oblazione entro 60 giorni dalla notificazione, utilizzando (ove possibile) l'aliquota agevolata del 2%.

Va ricordato, a riguardo, che purtroppo l'oblazione non è ammessa per tutti quei soggetti, istituzionali o privati (fra cui rientrano gli istituti bancari, Poste Italiane Spa e professionisti) obbligati, ai sensi dell'art. 51 del dlgs 231/07 alla comunicazione di irregolarità alle competenti Ragionerie territoriali dello stato. Questi ultimi, in caso di rilevata omessa comunicazione delle irregolarità riscontrabili, saranno quindi assoggettati al pagamento della sanzione minima di 3.000 euro (non assicurabile, tra l'altro, con polizza di responsabilità civile).

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