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Sanzione sbagliata, niente perdono

di Antonio Iorio

Linea dura della Suprema corte sulla validità del ravvedimento operoso: in caso di pagamento della sanzione ridotta in misura inferiore a quella dovuta, la regolarizzazione è nulla con la conseguenza che deve essere corrisposta per intero la sanzione originaria.

A stabilirlo è l'ordinanza 12661 depositata il 9 giugno 2011 della Corte di cassazione, che per la prima volta interviene su questa specifica problematica.

Una società di persone ha regolarizzato l'omesso versamento dell'Iva mediante ravvedimento operoso. Tuttavia ha calcolato in modo errato la sanzione, con la conseguenza che l'ufficio ha considerato nulla la regolarizzazione.

È stata quindi notificata la cartella di pagamento al contribuente con irrogazione delle sanzioni intere per l'omesso versamento.

La società ha impugnato la cartella innanzi la competente commissione provinciale, la quale la sgravava solo parzialmente ritenendo non perfezionato il ravvedimento.

Il contribuente si è appellato alla commissione regionale che si è espressa in modo diametralmente opposto al giudice di prime cure, interpretando la norma, l'articolo 13 del decreto legislativo 472/1997, in senso favorevole al contribuente.

Secondo i giudici di appello infatti è ininfluente, ai fini del perfezionamento del ravvedimento, l'errato versamento della sanzione ridotta, atteso che è pacifica la volontà del contribuente di regolarizzare la propria posizione fiscale verso l'erario. In altre parole, una volta eseguiti tutti gli adempimenti per regolarizzare quanto commesso, il pagamento errato della sanzione non può inficiare, la chiara volontà di ravvedersi dell'errore.

La commissione regionale evidenzia, poi, che tale interpretazione è anche avallata dalla lettura della norma dalla quale non si evince, in alcun modo, che da un errore di calcolo sul computo della sanzione possa scaturire l'invalidità del ravvedimento.

Tale invalidità infatti si conseguirebbe solo se non sono stati versati sanzioni, interessi e/o quando non è stato rispettato l'obbligo di contestualità dei versamenti dell'imposta, degli interessi e della sanzione. Da qui l'accoglimento dell'appello del contribuente.

L'agenzia delle Entrate ha fatto ricorso in Cassazione lamentandoche le condizioni di operatività del ravvedimento (articolo 13 del decreto legislativo 472/1997) sono da individuarsi sia nel versamento del tributo sia in quello delle sanzioni in misura ridotta e degli interessi.

I giudici di legittimità hanno ritenuto manifestamente fondato il ricorso dell'amministrazione finanziaria e quindi da trattare in camera di consiglio, nonostante il contrario avviso del contribuente e del procuratore generale che, invece, ritenevano necessaria una pubblica udienza.

La società ha evidenziato anche che la norma sul ravvedimento non contempla il caso dell'irregolare versamento della sanzione, limitandosi a disciplinare l'ipotesi dell'omesso versamento della sanzione stessa, del tributo e degli interessi.

Da ciò deve desumersi la validità della regolarizzazione fiscale in presenza di versamento in misura errata della sanzione in questione.

La Suprema corte, interpretando in modo letterale la norma recata dall'articolo 13, ha ritenuto che il versamento integrale della sanzione, contestualmente alla regolarizzazione dell'obbligo tributario (comprensivo degli interessi di mora), rappresentano condizioni di perfezionamento dell'istituto. Ne consegue che solo l'integrale (e quindi esatto) adempimento di tali obblighi consente di beneficiare dell'istituto del ravvedimento.

 

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