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Sanzione al notaio illegittima

Se il procedimento disciplinare viene attivato con sette mesi di ritardo la sanzione è illegittima. Questo è quanto ha sancito la Corte di cassazione civile, Sez. II, con la decisione n. 7051 del 12 marzo 2021. Nel caso in esame la Corte d’appello aveva confermato, in pieno, il giudizio della Commissione amministrativa regionale di disciplina notarile per la Lombardia che aveva giudicato inappropriato il comportamento di un professionista. Più precisamente il notaio aveva convocato presso il proprio studio numerosi clienti, a distanza di tempo dalla stipulazione degli atti, al fine di far loro firmare dei moduli predisposti e privi di ogni riferimento all’attività rogatoria in concreto svolta a favore di ciascuno di loro: tali moduli contenevano una manifestazione di esonero dal rispetto, assolutamente non negoziabile, dei tempi di trascrizione e l’«anomala» certificazione della irreprensibile condotta del notaio. Il professionista aveva, tuttavia, proposto ricorso per Cassazione lamentando la non tempestività dell’atto di impulso dell’azione disciplinare. L’avvio dell’azione era avvenuto con sette mesi di ritardo e non «senza indugio» come previsto dalla disposizione di legge. L’eccezione pare fondata. Infatti, sebbene i termini della fase amministrativa del procedimento siano ordinatori in mancanza di una espressa qualificazione di perentorietà, ciò non equivale ad affermare che l’azione disciplinare possa essere iniziata in ogni tempo, «ad libitum», anche a distanza di anni dall’avvenuta conoscenza del fatto disciplinarmente rilevante. Una tale interpretazione, oltre a contrastare la ratio legis, colliderebbe con il diritto a conoscere in un tempo ragionevole, anche al fine di potersi difendere, l’accusa disciplinare formalizzata. La pendenza di una tale fase, infatti, non può che produrre un inevitabile pregiudizio sulla vita e sull’esercizio della professione del notaio interessato, oltre a rendere più difficile per quest’ultimo approntare una adeguata difesa. Secondo questa pronuncia, inoltre, la Corte d’appello avrebbe dovuto accertare se il tempo impiegato per avviare il procedimento disciplinare poteva considerarsi adeguato in relazione all’esigenza di celerità indubbiamente imposta dalla espressione «senza indugio». I giudici supremi accolgono, quindi, il motivo del ricorso e rinviano il giudizio alla Corte d’appello.

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