Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Sanzionato il ricorso infondato

Milano
Va sanzionato il ricorso che sostiene tesi manifestamente infondate. Deve pertanto essere superato l’orientamento della Cassazione per il quale «la mera infondatezza in iure delle tesi prospettate in sede di legittimità non può di per sè integrare gli estremi della responsabilità aggravata di cui all’articolo 96 del Codice di procedura civile». La necessità del cambiamento è la tesi chiave dell’ordinanza della Corte di cassazione n. 2584 depositata ieri.
La Corte, quanto alle norme di riferimento, ricorda da una parte che al caso sottopostole era applicabile l’articolo 385, comma 4, del Codice di procedura; esso prevede la possibilità per il giudice, quando pronuncia sulle spese, di condannare la parte soccombente al pagamento di una somma determinata in via equitativa non superiore al doppio dei massimi tariffari, se individua gli estremi della colpa grave nella proposta del ricorso o nella resistenza allo stesso. Dall’altra parte, la sentenza avverte che la norma non è stata superata, ma il suo contenuto è ora tradotto nell’articolo 96, terzo comma, con la scomparsa del riferimento al limite massimo ma l’allargamento a una disposizione di carattere generale e non più riferita al solo perimetro dei giudizi di legittimità.
La Cassazione sottolinea poi che il ricorso in questione contestava il verdetto di appello sostenendone l’erroneità per avere privilegiato alcune prove piuttosto che altre. Un motivo che confligge con il consolidato orientamento della Cassazione, secondo il quale in sede di legittimità non è possibile una diversa considerazione degli elementi probatori rispetto a quella dei giudici di merito.
La sentenza depositata ieri mette allora in evidenza come la proposta di ricorsi dai contenuti così distanti dal diritto vivente e dalle interpretazioni delle Sezioni unite costituisce di per sè indice della mala fede o della colpa grave del ricorrente. Rilievo che chiama in causa la difesa, visto che, avverte la Corte, «qualsiasi professionista del diritto non poteva non avvedersi della totale carenza di fondamento del ricorso oggi in esame.
Per i giudici della Sesta sezione va allora affermato un orientamento diverso rispetto a quello del recente passato che escludeva la responsabilità aggravata a carico di chi ha sostenuto tesi prive di fondamento. Un orientamento, quest’ultimo, non più coerente né con natura e la funzione del giudizio di legittimità nè con il quadro ordinamentale. Infatti, nel tempo, il legislatore (la sentenza sottolinea gli interventi più significativi) ha via via rafforzato il ruolo della Cassazione come garante di un’interpretazione uniforme delle legge, ruolo che «resterebbe ovviamente frustrato se la Corte non fosse investita solo di ricorsi che meritino e rendano necessario il suo intervento».
Inoltre, va tenuto conto di almeno tre altri principi: quello di ragionevole durata del processo, che esce compromesso se la Cassazione viene chiamata ad occuparsi di ricorsi privi di qualsiasi chance do accoglimento, distogliendola da quelli che, fondati o infondati richiedono un intervento correttivo. Il secondo principio è rappresentato dall’abuso del processo, mentre il terzo prevede che le norme processuali vanno interpretate in maniera tale da evitare spreco di energie giurisdizionali.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa