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Santander vara un aumento da 7,5 miliardi

Che sarebbe stata una nuova banca, a misura della nuova presidente, Ana Botín, già si era capito a fine novembre con i cambiamenti al vertice dell’istituto e l’arrivo di José Antonio Álvarez come a.d.. Ora però Santander torna a sorprendere il mercato con un’altra novità: un aumento di capitale da 7,5 miliardi di euro, circa il 10% della capitalizzazione del gruppo. La notizia è arrivata ieri con un consiglio straordinario della banca che ha deciso anche una nuova politica per il pagamento del dividendo.
Ma dei due punti all’ordine del giorno della riunione – subito pubblicati sul sito della Cnmv, la Consob spagnola – la maggior sorpresa riguarda sicuramente la richiesta di capitali al mercato.
Il gigante del credito spagnolo (che vanta il titolo di maggior banca per capitalizzazione della zona euro) è uscito infatti bene dagli stress test della Bce. Una solidità confermata ieri dai risultati preliminari per il 2014, esercizio per cui il gruppo prevede utili in aumento del 30% a 5,8 miliardi, fatturato in crescita del 6%, con margine di interesse e commissioni in aumento rispettivamente dell’8% e del 6%. Il tutto per un Core Tier 1 che al 31 dicembre si attesta all’11%.
Se la solidità non è un problema impellente per la banca spagnola, allora l’aumento potrebbe servire per nuove operazioni straordinarie. E così ieri, mentre le autorità di Borsa sospendevano il titolo sul parterre di Madrid dopo un primo strappo del 3,33%, le indiscrezioni hanno iniziato a rimbalzare in quei mercati dove Santander potrebbe cercare occasioni per crescere. L’eco più forte si è sentita a Milano, dove Mps (si veda articolo sotto) ha iniziato un rally che ha portato a un rialzo del 12,39%. Eppure sembra che l’orizzonte di Ana Botin non comprenda l’Italia. La stessa banca, tramite l’ad Alvarez, ha ribadito che l’aumento di capitale non è propedeutico a un’offerta per l’istituto senese. Se proprio di occasioni e di banche in difficoltà si parla, la presidenta preferisce guardare al Portogallo dove l’istituto vorrebbe fondere le attività della controllata Santander Totta, con Novo Banco, sigla in cui sono stati riuniti gli asset risanati del Banco Espirito Santo. Quella di guardare al vicino Portogallo e non all’Italia è una linea che il gruppo spagnolo ha affermato in occasione della nomina dei nuovi vertici, a novembre, e che sembra ancora valida.
Resta il fatto che la grandezza dell’operazione annunciata ieri dal Santander lascia spazio a qualcosa di più rispetto a una singola acquisizione nel Paese vicino: la Banca Centrale del Portogallo, che ha in mano le azioni di Novo Banco, chiede 5 miliardi, cifra tonda necessaria per ripagare gli aiuti pubblici spesi nel salvataggio del Banco Espirito Santo. Eppure a più riprese la stampa spagnola ha sottolineato che nessuna delle banche interessate (insieme a Santander anche Caixabank e Banco Popular) pensa che l’operazione valga più di 2,5 miliardi.
Le risorse in eccesso potrebbero quindi essere utilizzate per aumentare ulteriormente la solidità della banca. Una mossa nelle corde del Santander, che su questi temi si è sempre mosso d’anticipo, da associarsi alla riduzione del dividendo annunciata ieri (se negli anni scorsi la cedola era di 0,6 euro in azioni, d’ora in poi verranno distribuiti 0,2 euro, di cui 0,15 in contanti, con un payout che passa dal 136% del 2014 al 40% del 2015).

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