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Santander fissa l’aumento a 7 miliardi

Banco Santander si appresta a chiudere il primo semestre con un utile di 3,6 miliardi di euro, in crescita dell’11% al netto delle voci straordinarie del primo semestre 2016.
L’istituto spagnolo – il primo per capitalizzazione in Europa con un valore di mercato di 88 miliardi di euro seguito da Bnp Paribas a 81 miliardi – ha dichiarato che la recente operazione di salvataggio del Banco Popular avrà un impatto minimo sui conti.
Il 7 giugno Santander ha rilevato Banco Popular al prezzo simbolico di 1 euro. Ma si è impegnato a iniettarne altri 7 (da raccogliere sul mercato con un aumento ad hoc) per coprirne le perdite, evitando così lo spettro del bail-in. Proprio su questo punto Santander nelle ultime ore ha fornito ai mercati nuovi dettagli. Nel dettaglio l’aumento di capitale – il prospetto è ancora al vaglio della Consob spagnola – ammonterà a 7,072 miliardi: è stato fissato al prezzo di 4,85 euro per azione, il 19% in meno rispetto alla chiusura di lunedì a 6 euro (quando è stata diffusa la nota preliminare). Ieri il titolo, quotato anche a Milano, ha chiuso a 6,015 euro.
In un comunicato la banca ha precisato che gli azionisti potranno sottoscrivere 1 nuova azione ogni 10 possedute. Il prezzo incorpora uno sconto del 17,7% rispetto al Terp (Theoretical ex right price o prezzo teorico ex diritto) basato sulla chiusura del 3 luglio.
Nel complesso per finanziare il salvataggio di Banco Popular la prima banca spagnola emetterà 1.458 milioni di nuove azioni. Il periodo di sottoscrizione andrà dal 6 luglio al 20 luglio, mentre i nuovi titoli verranno scambiati dal 31 luglio, con diritto di dividendo a partire dalla data di emissione attesa per il 27 luglio. Secondo quanto deciso dal consiglio di amministrazione, la banca spagnola prevede di corrispondere nel 2017 un dividendo di 0,22 euro per azione.
«L’acquisto del Banco Popular è un’opportunità unica per accelerare la nostra strategia in Spagna e Portogallo», ha annunciato la presidente Ana Botin che ha ribadito la stima di un ritorno sull’investimento del 13-14% entro il 2020.
La liquidità proveniente dal rafforzamento di capitale è necessaria per far fronte agli accantonamenti relativi ai crediti deteriorati della banca acquisita, pari a 35 miliardi, e per ripianare le perdite che a fine 2016 ammontavano a 3,5 miliardi.
Prima dell’acquisizione l’istituto aveva previsto un incremento dei profitti del 24% nel primo semestre dell’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, escludendo gli effetti, ritenuti in ogni caso minimi, dell’operazione Banco Popular. Stando così i conti, il secondo quarto dovrebbe chiudersi con profitti pari a 1,73 miliardi,il 35% in più rispetto agli 1,28 miliardi del secondo trimestre del 2016.
L’operazione di salvataggio concordata con le autorità europee – che ricalca lo schema seguito da Intesa Sanpaolo nei confronti di Veneto Banco e Popolare di Vicenza – è disciplinata dalla direttiva Brrd (Bank recovery and resolution directive). In sostanza è stato evitato il bail-in (una forma di salvataggio che coinvolge anche obbligazionisti senior e titolari di conti correnti) privilegiando la formula “burden sharing” che prevede il coinvolgimento “solo” di azionisti e obbligazionisti subordinati (junior) che hanno visto praticamente azzerata la loro posizione nei confronti del Banco Popular.

Vito Lops

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