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Santander chiede 7,5 miliardi ai soci Mps balza del 12% “Ma non ci interessa”

Il Banco Santander annuncia una ricapitalizzazione da ben 7,5 miliardi e l’azione Mps in Borsa scatta del 12,39%, fino alla chiusura di 0,52 euro. Un riflesso condizionato porta gli investitori a speculare sul possibile ritorno di fiamma tra il colosso spagnolo e la banca senese, che nel 2007 gli pagò 9 miliardi in contanti l’Antonveneta, inizio dei suoi guai. Ma l’entusiasmo, che ha portato gli scambi sopra la media e pari al 3,3% del capitale Mps, è effimero. A Borsa chiusa i baschi hanno ripetuto che non torneranno sul luogo del vecchio affare: «Non siamo interessati all’acquisizione di Mps – ha detto l’ad Javier Marin agli analisti finanziari». Sul prospetto della futura emissione, prevista sul mercato con l’assistenza di Ubs e Goldman Sachs senza diritti d’opzione (pare avviata al tutto esaurito), la banca informa che l’aumento «consentirà a Santander di cogliere le opportunità di crescita organica nei principali mercati dove opera, alla luce del miglioramento delle prospettive economiche. Il nostro obiettivo è guadagnare quote di mercato ora che il ciclo economico è cambiato». Diverse le ragioni della prima mossa significativa della gestione di Ana Botin, presidente da 4 mesi dopo la scomparsa del padre banchiere Emilio Botin. Una è riallineare la dotazione patrimoniale alle grandi banche europee rivali. Dopo il superamento dei test di vigilanza di fine ottobre il Santander si era infatti trovato un Core equity tier 1 all’8%, oltre le richieste ma al di sotto dei primi della classe (Intesa Sanpaolo per esempio è sopra l’11% degli attiviponderati al rischio). L’operazione riporterà attorno al 10% il Cet1. Altri fondi serviranno per tornare a pagare quasi tutto in contanti il dividendo: per render- lo più sostenibile, tuttavia, il prossimo sarà tagliato da 15 a 5 centesimi; forse per questo azioni e opzioni Santander ieri hanno perso terreno. Le stime di Marin sul bilancio 2014 sono di un utile netto sui 5,8 miliardi di euro, +30% sul 2013.

Una parte dell’aumento, infine, servirà ad aumentare gli utili futuri crescendo dove le economie offrono migliori prospettive. Forse negli Usa, primo mercato finanziario del mondo dove la presenza del Santander è sparuta. O in Messico, dove il gruppo è leader ma potrebbe comprarsi alcune minoranze azionarie. O nel vicino Portogallo, dove ha già mostrato interesse per il Novo Banco, nato dalle ceneri del Banco Espirito Santo. Difficile che i baschi tornino in Italia, di cui temono la poca stabilità politica. Sulle future scelte, non ci sarebbe da stupirsi se un consiglio d’oro venisse ancora da Ubs e dal banchiere Andrea Orcel, che sette anni fa (da Merrill Lynch) ebbe un ruolo nella vendita blitz di Antonveneta a Mps, quando Botin guadagnò tre miliardi in tre mesi.
L’azione senese, che nell’ultimo mese ha perso il 14%, ha eseguito il rimbalzo sfruttando anche – dicono i trader – la situazione grafica e le speranze di mosse favorevoli della Bce il 22 gennaio, che hanno trainato i listini (+3,7% l’indice Ftse Mib). Ma il management senese non perdetempo a guardarsi intorno: va preparato l’incontro del 15, di grande importanza per il futuro della banca che è stata la peggiore agli esami Bce di ottobre. Il presidente Alessandro Profumo e l’ad Fabrizio Viola vedranno all’Eurotower la presidente del Ssm Danièle Nouy, parlando di come arginare il deficit da 2,11 miliardi evidenziato dai test. Oltre al giudizio sulle mosse di rafforzamento presentate da Siena, pari a 2,7 miliardi di cui 2,5 in aumento, Nouy avrà tra i compiti principali valutare l’adeguatezza dei sistemi di controllo di rischio del Monte e le modalità di rimborso del restante miliardo prestato dal Tesoro. Il management Mps avrà tempo fino al 31 gennaio per portare in consiglio le soluzioni, per realizzarle tra primavera ed estate.
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