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Santander-Banesto, sì alla fusione

«Una grande operazione per tutti. Santander è la banca più solida e potente del settore del credito spagnolo». Emilio Botín festeggia così, senza ricorrere alla modestia, l’integrazione fra il proprio istituto di credito e la controllata Banesto, lanciata ieri con una comunicazione alla Cnmv, la Consob di Madrid. Un matrimonio in casa visto che Santander controlla quasi il 90% dell’altro gruppo e che la stessa figlia del patron Ana Patricia Botín lo ha guidato fino al 2010. L’obiettivo, in un momento delicatissimo per gli istituti di credito iberici, è risparmiare e razionalizzare la presenza in patria: l’incorporazione di Banesto in Santander prevede, infatti, di generare fra tre anni 520 milioni di euro lordi di sinergie per ogni esercizio, attraverso la chiusura di 700 delle oltre 4600 filiali complessive delle due banche. I vantaggi economici tuttavia non saranno solo per i conti del gruppo (che ha appena annunciato 840 milioni di investimento nella bad bank iberica): gli azionisti che hanno in mano poco più del 10% di Banesto, riceveranno azioni della capogruppo con un premio del 24,9% sulla chiusura di venerdì scorso. E così, mentre il titolo della controllata sale di quasi il 20% per avvicinarsi ai livelli del concambio, la controllante ieri ha vissuto una giornata debole (con un calo vicino all’1%).
Botin, fautore dell’internazionalizzazione del gruppo che guida dal lontano 1986, ha voluto comunque rimarcare che i vantaggi dell’operazione sono per tutti: «Per gli azionisti di Santader e di Banesto che ricevono un premio del 25% e azioni che presentano il dividendo più attraente del mercato; per i clienti che avranno accesso a più di 14mila filiali in tutto il mondo e per i dipendenti che potranno sviluppare una carriera professionale internazionale».
L’operazione in realtà prevede tagli del personale anche se, assicurano dal quartier generale di Madrid, la razionalizzazione sarà avviata attraverso prepensionamenti e, in ogni caso, sarà molto più contenuta di quella che sta vivendo l’intero comparto bancario spagnolo, destinato nei prossimi 8 anni a chiudere le serrande di 16mila sportelli con una riduzione della rete vicina al 35%.
Da notare che la storia comune fra Santander e Banesto inizia vent’anni fa in un altro momento di crisi. Nel 1993 il Banco Español de Crédito (nome da cui deriva l’acrononimo di quella che è la terza banca spagnola) fu salvato dalla Banca di Spagna a seguito di episodi di cattiva gestione che portarono in carcere tutto il consiglio di amministrazione. Nel 1994 l’acquisto da parte del gruppo di Botin che ha mantenuto a lungo l’indipendenza dei due istituti, basandola, però, su una stretta integrazione nella gestione. Anche per questo, di fronte all’annuncio della sparizione di Banesto, il presidente del marchio Alfredo Sáenz ha rassicurato: «È un’operazione senza rischi di esecuzione, visto che da anni dividiamo la stessa piattaforma. La nostra squadra continuerà a giocare un ruolo chiave nel gruppo Santander».

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