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Santander, banca in Italia con Psa Peugeot-Citroën

Carrozzeria Peugeot-Citroën, motore Santander. È così che si preannuncia la nuova banca (a doppia guida) che vedrà protagonisti il costruttore francese e l’istituto di credito spagnolo: secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore, i due soggetti hanno già depositato la richiesta in Banca d’Italia e, se arriverà il via libera della Vigilanza, il nuovo operatore dovrebbe accendere i motori con la metà del 2015.
Quella italiana sarà soltanto una delle undici banche che il gruppo Peugeot, attraverso la controllata Banque Psa Finance, e Santander (tramite l’unità di consumer finance) intendono costituire in tutta Europa, in virtù di un accordo globale annunciato nella serata di giovedì dopo cinque mesi di trattative condotte in esclusiva: dal punto di vista industriale, il gruppo spagnolo coprirà le necessità di funding, mentre il costruttore ci metterà i clienti, con le relative pratiche di finanziamento collegate all’acquisto di un’auto. «La partnership rafforzerà le capacità commerciali dei marchi a gruppo Psa per incrementare la loro penetrazione nel mercato della car finance, attraverso una serie di offerte dedicate», riporta una nota dei francesi; e le ricadute si annunciano interessanti: entro il 2018, grazie all’asse con Santander si prevede un impatto positivo a livello di cassa per un miliardo e mezzo: tra gli 11 paesi coinvolti figurano anche, ad esempio, Germania, Francia, Spagna, Regno Unito e Polonia, e a seconda dei casi verranno costituite vere e proprie banche, oppure si opterà per soluzioni più leggere con accordi commerciali.
Il contesto di mercato
Nel credito al consumo e in particolare nei finanziamenti legati al comparto auto c’è particolare fermento in tutta Europa: in ballo, per i car maker, c’è la possibilità di finanziarsi meglio e quindi di finanziare a condizioni più vantaggiose i propri clienti, sfruttando le iniziative della Banca centrale europea – prima gli Ltro, da settembre prossimo i nuovi, attesissimi, Tltro – a sostegno dell’economia reale.
È in quest’ottica, ad esempio, che appena pochi mesi fa – come anticipato da Il Sole 24 Ore il 16 febbraio scorso – anche Fiat si era mossa nella stessa direzione: in questo caso, a bussare alla porta della Banca d’Italia era stata Fga capital, la joint venture paritetica di Fiat-Chrysler con il Crédit Agricole, avviando un iter che è ancora in corso perché i tempi sono fisiologicamente lunghi e rispetto a inizio anno sono state intanto modificate alcune tecnicalità legate ai meccanismi del funding.
Come noto, una licenza bancaria – oltre ad agevolare i rapporti con la Banca centrale europea – consente a chi ce l’ha in tasca di effettuare anche raccolta diretta e di fornire tutti i servizi tipici di un istituto di credito, consentendo così ai produttori di auto di affacciarsi su un nuovo mercato e di ampliare la gamma dei servizi offerti ai propri clienti; per gli operatori del credito, invece, c’è la possibilità di approcciare un bacino di clientela del tutto nuovo.

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