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Santander, 20 miliardi per la rivoluzione digitale

Da una parte c’è una ambiziosa promessa da mantenere: quella di garantire un ritorno sul patrimonio tangibile del 13-15% in tre anni. Dall’altra serve però fare i conti la realtà (dura) di una politica Bce che continuerà a favorire tassi a livello rasoterra. Per superare indenne questa doppia sfida, Banco Santander sceglie di fatto la strada più semplice, ovvero quella del taglio dei costi. Ieri, in occasione di un incontro con gli investitori a Londra, il colosso spagnolo ha annunciato di voler effettuare risparmi aggiuntivi annui per 1,2 miliardi di euro, nel quadro di un piano finanziario a medio termine. Di questi, 730 milioni verranno da risparmi sul fronte It e operations, mentre 220 milioni deriveranno da efficientamenti sul fronte dei servizi condivisi tra le diverse aree geografiche in cui è presente la banca, anche grazie all’utilizzo delle piattaforme cloud. Inoltre, il gruppo intende dare un colpo d’ala al processo di integrazione del Banco Popular, l’istituto iberico entrato in crisi e acquistato da Santander nel 2017 per un euro. L’obiettivo finale è di abbattere il cost-income ratio dal 47 per cento attuale al 42/45 per cento nel medio termine.
La banca iberica guidata dalla presidente Ana Botin prova così a voltare pagina e a lasciarsi alle spalle il pasticcio sul mancato ingaggio del numero di Ubs Andrea Orcel, la cui nomina a nuovo Ceo del gruppo è stata ufficialmente bloccata dagli spagnoli per le difficoltà a pagare il bonus da circa 50 milioni che Santander, tra cash e azioni, avrebbe dovuto pagare al banchiere.
Ora dunque l’attenzione è tutta concentrata sul tentativo di rendere credibile il piano strategico, e di ridare così fiato a una valutazione azionaria che rimane del 16% più bassa rispetto ai livelli dello scorso anno. Le leve per crescere, per il gruppo, sono anzitutto due: la prima è rappresentata dall’America Latina, area che genera il 43 per cento dei profitti e i cui tassi di crescita si attestano tra il 20-22 per cento, grazie al sostenuto trend di incremento dei ricavi. L’altra direttrice è invece costituita dall’investimento in tecnologie. Santander intende immettere 20 miliardi di euro nei prossimi 4 anni per accelerare la trasformazione digitale della banca. Possibile l’ampliamento dell’esperienza della banca digitale del gruppo (Openbank) ad altri paesi. Sullo sfondo rimane il tema della solidità patrimoniale: il gruppo bancario spagnolo conta di rafforzare il Cet1 ratio dall’11 al 12% nel 2021.

Luca Davi

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