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Santa sede, la voluntary è realtà

Sei mesi di tempo per aderire alla voluntary disclosure vaticana. La regolarizzazione agevolata è riservata alle persone fisiche residenti in Italia che lavorano o hanno lavorato nella Santa Sede, come pure ad alcuni enti religiosi. Per ogni anno da regolarizzare i contribuenti che hanno detenuto fino al 2013 attività finanziarie presso una banca del Vaticano, senza dichiararle al fisco italiano, dovranno pagare il 20% dei rendimenti conseguiti.
Per gli anni 2012 e 2013 è dovuta anche l’Ivafe. Il versamento estinguerà le sanzioni amministrative, tributarie e previdenziali, oltre a garantire la medesima copertura penale prevista dalla voluntary «ordinaria». È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 170 del 22 luglio scorso la legge n. 137/2016, che ratifica e dà esecuzione all’accordo fiscale firmato tra il ministero dell’economia e la Santa Sede il 1° aprile 2015. Il provvedimento è in vigore dal 23 luglio, anche se l’operatività vera e propria della Convenzione è subordinata al completamento delle notifiche tra le rispettive autorità diplomatiche. L’intesa, che rappresenta il primo accordo in materia fiscale mai firmato dalla Santa Sede, disciplina anche lo scambio automatico di informazioni secondo lo standard dell’articolo 26 del Modello Ocse. A differenza di analoghe convenzioni sottoscritte dall’Italia a corollario della voluntary disclosure (con Svizzera, Principato di Monaco e Liecthenstein), la cooperazione amministrativa potrà retroagire nel tempo, rendendosi applicabile alle domande di informazioni riferite a fatti esistenti o circostanze realizzate a partire dal 1° gennaio 2009.

La collaborazione volontaria si rivolge al personale religioso (chierici, membri degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica), ma anche a dignitari, impiegati, salariati (anche non stabili) e pensionati della Santa Sede, che percepiscono o hanno percepito redditi accreditati presso una banca vaticana. Tali contribuenti, se residenti in Italia, avrebbero dovuto sottostare nel corso degli anni alle regole ordinarie sul monitoraggio fiscale. A tale scopo, la procedura consentirà di sanare le violazioni pregresse. La domanda di collaborazione volontaria «speciale» dovrà essere presentata al Vaticano entro sei mesi dall’entrata in vigore della Convenzione. L’autorità competente individuata dalla Santa Sede a sua volta trasmetterà la documentazione all’Agenzia delle entrate. Il pagamento del dovuto al fisco, invece, dovrà avvenire al più tardi trascorsi 12 mesi dall’entrata in vigore.

Entro 60 giorni dall’entrata in vigore della convenzione saranno comunque stabilite le modalità attuative della procedura. L’istante dovrà pure documentare la regolarità fiscale di eventuali capitali non oggetto di voluntary, provando che tali redditi erano esenti, o già regolarmente tassati in Italia, oppure maturati in un periodo ormai non più accertabile.

I contribuenti che detengono attività finanziarie in Vaticano (persone fisiche ed enti religiosi) potranno scegliere di avvalersi di una banca o sim italiana che funga da sostituto d’imposta. L’intermediario italiano, che agirà nella veste di rappresentante fiscale della banca vaticana, applicherà le norme domestiche in materia di calcolo e versamento dei tributi. I redditi potranno essere determinati in forma analitica oppure applicando i criteri sulle gestioni individuali di portafoglio sanciti dall’articolo 7 del dlgs n. 461/1997. La scelta di avvalersi di un sostituto d’imposta residente esonererà i contribuenti italiani dalla compilazione del modulo RW. In ottica di semplificazione, a differenza di quanto avvenuto per la voluntary nazionale, ciò potrà avvenire già con riferimento alle annualità 2014 e 2015.

Valerio Stroppa

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