Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Sanità, sconto Iva in due fasi

Dal cosiddetto decreto Rilancio un’importante opportunità per rafforzare e ammodernare le strutture sanitarie del paese. Ospedali, case di cura, centri diagnostici, studi professionali potranno acquistare attrezzature, dispositivi e materiali, dai ventilatori polmonari agli elettrocardiografi, dalle centrali di terapia intensiva ai tomografi, con uno sconto del 22%, corrispondente all’Iva, che non si pagherà. Questo fino alla fine del 2020.

Dall’anno prossimo, il valore dello sconto calerà un po’, perché l’imposta tornerà, ma con l’aliquota minima del 5%. I vantaggi toccheranno direttamente anche i consumatori: nell’elenco dei prodotti agevolati figurano infatti anche le famose mascherine, i termometri e i disinfettanti. Il passo indietro del fisco, formalmente in contrasto con le disposizioni della direttiva Iva, è stato in qualche misura autorizzato dalla Commissione europea nel quadro delle misure eccezionali di contrasto dell’emergenza Covid-19.

Ma vediamo in dettaglio come funzionano le agevolazioni Iva, che riguardano i prodotti elencati nella tabella.

Dal 2021 l’Iva al 5%. Il decreto inserisce i prodotti in questione, raggruppandoli nella nuova voce 1-quater, nella tabella A, parte II-bis, del dpr n. 633/72, che elenca i beni e servizi la cui cessione o importazione è sottoposta all’aliquota ridotta del 5%. La disposizione avrà però effetto concreto soltanto dal 1° gennaio 2021, perché fino al 31 dicembre 2020 troverà applicazione il regime di «aliquota zero».

L’azzeramento temporaneo dell’Iva. Lo stesso decreto stabilisce che, per il contenimento dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, le cessioni dei beni elencati nella nuova voce 1-quater della tabella A, parte II, effettuate entro il 31 dicembre 2020, sono esenti dall’Iva, con diritto alla detrazione dell’imposta ai sensi dell’articolo 19, comma 1, del dpr n. 633/72.

Questo significa che fino alla fine dell’anno in corso, i prodotti in questione saranno completamente sgravati dell’Iva. Il trattamento di esenzione con diritto alla detrazione, detto anche «aliquota zero», comporta infatti che il soggetto cedente, da un lato, non addebita l’Iva sulla cessione, dall’altro «scarica» l’imposta assolta a monte per acquistare, importare o produrre i beni. Il prodotto viene così immesso al consumo sul mercato interno in totale esenzione dal tributo (come avviene per i beni e servizi destinati ai mercati internazionali). Un bel risparmio, non solo per i consumatori finali, che pure sono direttamente interessati, in via marginale, ma soprattutto per gli operatori del settore sanitario, i quali, effettuando prevalentemente operazioni esenti dall’Iva, non possono detrarre, se non in misura limitata, l’imposta pagata ai loro fornitori per acquistare i beni e servizi necessari all’attività. Per esempio, l’ospedale che acquisterà un tomografo del costo di 5 milioni, risparmierà 1.100.000 euro.

Riguardo alla portata della disposizione, è da ritenere che l’esenzione dall’imposta sia applicabile non solo alle cessioni effettuate nel territorio nazionale, ma anche agli acquisti intracomunitari e alle importazioni dei beni stessi. L’articolo 42 del dl n. 331/93 e l’articolo 68, lett. c), del dpr n. 633/72, infatti, esentano dall’imposta, rispettivamente, gli acquisti intracomunitari e le importazioni di beni la cui cessione nel territorio dello stato è esente.

Di conseguenza, gli operatori nazionali esenti avranno interesse a rinunciare all’esonero dalla tassazione degli acquisti intracomunitari loro accordato, entro il limite annuo di 10 mila euro, dall’art. 38, comma 5, del dl n. 331/93, esonero che implica la tassazione dell’operazione da parte del fornitore comunitario; rinunciando all’esonero e optando per la tassazione dell’acquisto intracomunitario nazionale, infatti, non si vedranno addebitare l’imposta estera e potranno fruire del trattamento di favore introdotto nell’ordinamento nazionale.

A meno che, naturalmente, anche il paese membro del fornitore istituisca un trattamento analogo. Al riguardo, occorre rilevare che, allo stato dell’arte, l’agevolazione in parola non è contemplata dalle norme unionali.

La direttiva Iva, infatti, non consente di istituire il regime di aliquota zero introdotto dal decreto Rilancio, né di assoggettare ad aliquota ridotta gran parte dei prodotti sopra elencati.

Sul punto, la relazione illustrativa spiega che le misure agevolative sono state introdotte «in conformità a quanto comunicato dalla Commissione europea agli stati membri con nota del 26 marzo 2020, in merito alle misure che possono essere immediatamente adottate per mitigare l’impatto della pandemia.

In tale contesto, e tenuto conto che nel gennaio 2018 è stata presentata una proposta di direttiva, attualmente in discussione in Consiglio, che modifica la disciplina delle aliquote Iva per permettere a tutti gli stati di applicare un’aliquota ridotta anche inferiore al 5% e un’esenzione con diritto a detrazione dell’Iva versata a monte, in principio su tutti i beni e servizi tranne alcuni esplicitamente elencati, la Commissione ha fatto presente che gli stati, per il periodo di emergenza sanitaria, possono ritenersi autorizzati ad applicare aliquote ridotte o esenzioni con diritto a detrazione alle cessioni dei materiali sanitari e farmaceutici necessari per contrastare il diffondersi dell’epidemia.»

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

ROMA — Saranno anche «perdite solo sulla carta», come si è affrettato a sottolineare il vi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

ROMA — Esistono 109.853 domande di cassa integrazione Covid giacenti: non sono state ancora a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

MILANO — Una possibile svolta sul caso Autostrade potrebbe essere maturata al Consiglio dei minist...

Oggi sulla stampa