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Sangalli: «Per salvare le aziende credito e zero burocrazia»

Presidente Sangalli, il vostro centro studi Confcommercio stima in oltre 52 miliardi i minori consumi nell’ipotesi di una piena ripartenza a inizio ottobre, con una caduta del 5,7%.

«Tutto questo se dalla metà di maggio-inizio giugno si procederà a una riapertura selettiva, probabilmente con tre caratteristiche: settori di attività, età degli occupati, territori. Nelle nostre stime, infatti, nel quarto trimestre dell’anno in corso l’attività produttiva e i consumi crescerebbero notevolmente, sebbene non in misura tale da compensare le perdite dei primi tre trimestri».

Ci sono settori con un segno più come gli alimentari e i tabacchi (+4,2%) o la sanità (+2,7%) e poi c’è il crollo di alberghi e ristoranti (-21,6%).

«Sono dati che danno concretamente conto della profondità dell’impatto del lockdown sull’economia reale e, in particolare, dell’emergenza liquidità che sta investendo le imprese. Molto semplicemente: non si incassa e, dunque, spesso non si è in grado di onorare scadenze e pagamenti».

Ci sono anche delle forti differenze tra Nord e Sud nei valori assoluti.

«Le riduzioni particolarmente accentuate riguardano le aree attualmente più colpite dalla crisi sanitaria, le quali, non va dimenticato, sono anche i territori in cui si concentra una quota molto elevata del consumo (e del valore aggiunto prodotto). In sole quattro regioni — Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna — si concentra il 45% della spesa per consumi sul territorio italiano».

Va meglio al Sud.

«La stima di un impatto meno grave nel Sud si collega a una minor presenza di imprese industriali, piccole e grandi, e al ruolo più contenuto del turismo, soprattutto per la componente estera, sull’economia locale. Inoltre, nelle regioni meridionali è più elevata la quota di valore aggiunto derivante dalla Pubblica Amministrazione che, anche in questo caso, rappresenta uno stabilizzatore del reddito e del consumo».

Come giudica le misure economiche approvate dal governo?

«Il decreto appena varato va nella direzione giusta ma è ancora una risposta parziale. Il problema centrale per tutti gli imprenditori resta la necessità vitale oggi, e non domani, di liquidità, a zero burocrazia — a Roma come a Bruxelles — e nella maniera più semplice e accessibile. È una priorità assoluta per salvare le imprese e permettere soprattutto a quelle che hanno chiuso di riaprire».

In Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto colpito il 45% dei consumi

Sono sufficienti le garanzie offerte?

«Valuteremo con attenzione il testo finale del provvedimento. Emerge, intanto, la scelta di rafforzare l’azione del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese e di mobilitare Sace per le imprese più grandi. Pensiamo, però, che, anche sul piano delle dotazioni, andrebbe fatto di più per potenziare il Fondo centrale e per assicurarne l’intervento di garanzia al 100 per cento, in maniera automatica e senza valutazione, ben oltre le operazioni fino a 25 mila euro. Contestualmente, sarebbe utile anche valorizzare l’esperienza sul campo dei consorzi di garanzia fidi. E poi occorre che, sulla scorta di questa rete di garanzia, il sistema bancario agisca con “lungimiranza”. Quella “lungimiranza” per cui, nel 2009, l’allora Governatore Draghi richiamava l’esempio dei banchieri italiani che tra gli anni 50 e 60 finanziarono ricostruzione e crescita».

Come immagina la ripartenza?

«Andrebbe definito un percorso che implichi un livello di preparazione sanitaria (dai test ai dispositivi di protezione, dai servizi sanitari territoriali ai presidi ospedalieri), ma anche un livello di preparazione tecnologica (l’intelligenza artificiale applicata alla mappatura degli spostamenti) e un livello di preparazione organizzativa (quando, come e chi riparte)».

E sulla lunga distanza?

«Ci vuole un progetto strategico per la ricostruzione fondato sugli investimenti in conoscenza e formazione, in ricerca e sanità. E che tenga insieme le leve delle infrastrutture tecnologiche e dell’innovazione organizzativa, economica e sociale, puntando ad un Paese che funzioni in maniera più semplice e efficiente».

L’Europa c’è?

«Dopo troppi ritardi qualcosa si muove, a partire dal cambio di rotta della Bce e dalle prime misure della Commissione. Ma occorrono strumenti straordinari di debito comune per vincere una sfida epocale. Qui si deciderà il futuro dell’Europa».

Come vive la sua Milano?

«Che dire? Quando per lavoro passo per le vie di una Milano surreale, quasi sempre sono al telefono con imprenditori che non sanno se per loro e per i loro collaboratori ci sarà più un futuro».

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