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Sangalli: negozianti, da Recovery e ristori serve più attenzione per un settore chiave

Che Natale sarà, presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, per il settore?

«Sarà un Natale difficile. La crisi rallenta i consumi e l’emergenza obbliga ancora molte imprese a restare chiuse, come quelle della ristorazione. Le perdite 2020 sono senza precedenti, con penalizzazioni anche sul 2021».

Con quali effetti sui consumi?

«Ci sarà un balzo all’indietro di venticinque anni, ai livelli della metà degli anni ‘90; le unità di lavoro si ridurranno di circa il 10%. Di positivo c’è la voglia di ripartire, che però va incoraggiata».

Cosa chiedete?

«Ristori tempestivi e adeguati alle cadute di fatturato. E moratorie fiscali più ampie e più inclusive fino all’esonero totale, per le imprese più penalizzate, come già deciso nell’ultimo Ristori Quater del governo. Inoltre una più ampia moratoria, oltre giugno 2021, servirà anche sul versante creditizio».

Quello del credito è l’aspetto più preoccupante sul medio termine.

«Bisogna discutere in Europa di tempi di rientro dei prestiti contratti dalle imprese ed assistiti da garanzie statali oltre il termine attuale di sei anni, nonché della revisione delle regole tanto in materia di default d’impresa, quanto in materia di gestione di crediti deteriorati da parte delle banche».

Fin qui il dialogo col governo c’è stato?

«E’ necessario e urgente aprire una nuova e più concreta fase di confronto tra governo e parti sociali. Una nuova fase che si sviluppi con continuità e secondo modalità strutturate».

Anche sul Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr)?

«La messa a punto di un simile progetto avrebbe tutto da guadagnare dal confronto, non episodico, con chi realmente rappresenta il mondo delle imprese e del lavoro. Del resto, la necessità di “un progetto chiaro, condiviso e coraggioso per il futuro del Paese” è richiamata dal presidente Conte già in premessa della bozza del Piano».

Non è troppo tardi per chiederlo?

«Il ministro Amendola ha dichiarato che la proposta di Pnrr non sarà un “documento chiuso”, ma aperto ai cambiamenti. Chiediamo che il Pnrr sia l’occasione per un forte investimento, in termini di riforme, di risorse e di progetti, sul mondo del terziario di mercato».

In che modo?

Nuova fase

Serve una nuova e più concreta fase di confronto tra governo e parti sociali

«Con circa tre miliardi dedicati a cultura e turismo sui 209 che il Pnrr programma di mobilitare entro il 2026, non si va certo lontano. La ripartenza del turismo italiano richiede un progetto integrato di ampia riqualificazione dell’offerta, anche in chiave green e con l’inclusione delle imprese tra i beneficiari del superbonus 110%. Inoltre digitalizzazione della promozione e della commercializzazione di servizi e destinazioni, e integrazione delle componenti della nostra offerta per accrescere permanenza e spesa dei turisti in Italia».

Quanto pesa la concorrenza del commercio online?

«L’emergenza sta mettendo a repentaglio il modello italiano di pluralismo distributivo. É urgente un progetto strategico di rigenerazione urbana e rivitalizzazione del tessuto commerciale basato su innovazione e sostenibilità».

In base alla bozza del Piano soltanto 40 miliardi di prestiti circa andranno alla spesa addizionale, mentre oltre 80 miliardi a spese già previste.

«Se fosse così, se ne gioverebbe la sostenibilità del debito pubblico, ma si indebolirebbe l’impatto espansivo del Piano».

La progettazione del Piano dovrà essere completata ed approvata entro il 2023, le risorse spese entro il 2026 e il 70% delle sovvenzioni già entro il 2023. Ci riusciremo?

«Non abbiamo alle spalle una storia di successo nel campo della capacità di spesa dei fondi europei. E vanno considerati i tempi di completamento delle opere pubbliche nel nostro Paese. Un’incognita pesante, anche in presenza del pur importante riconoscimento del rilievo strategico del trasporto e della logistica per la competitività e lo sviluppo economico».

Il tema della governance del Piano sta minando la coesione del governo. Cosa sarebbe meglio fare?

«Se ne è già molto discusso. A vantaggio del buon esito dell’operazione, va messo a punto con molta cura il coordinamento tra struttura di missione, ministeri e pubbliche amministrazioni, Regioni ed enti locali. La complessità del sistema-Italia non può essere semplicemente risolta per via di “deroghe”. Richiede di essere riformata».

Di che riforme parliamo?«

«Dal fisco alle politiche per il lavoro e per il welfare e in ogni ambito della pubblica amministrazione. E sul terreno delle politiche di coesione, che potrebbero far conto, nel periodo 2021-2027, su circa 100 miliardi di euro dedicati alla riduzione dei divari territoriali ed al rilancio del Sud».

Cashback e lotteria degli scontrini: si punta alla moneta elettronica.

«Bene. Ma insieme va affrontato il tema della riduzione dei costi di questi strumenti a carico di consumatori e esercenti e, in particolare, di un’adeguata soglia di gratuità per i micropagamenti. Inoltre, il debutto complicato dell’operatività del cashback rilancia l’esigenza di un’accurata preparazione di queste operazioni».

Siete pronti per la lotteria degli scontrini da gennaio?

«L’ho scritto al presidente del Consiglio: ad oggi, solo circa 700 mila registratori di cassa su un milione 400 mila sono stati tecnicamente adeguati per consentire l’accesso alla lotteria. E certo non per responsabilità degli esercenti, visto che il software è stato rilasciato a metà agosto e le installazioni presso i punti vendita sono iniziate ad ottobre, in piena epidemia. Una proroga sarebbe davvero una scelta saggia».

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