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Sangalli avverte: niente trucchi Il ritocco dell’Iva va cancellato

Carlo Sangalli, come presidente di Confcommercio, è fiducioso che l’aumento dell’Iva venga scongiurato?

«La via della riduzione delle tasse come prima risposta a una recessione che continua a picchiare duro e colpisce tutti i settori produttivi e tutte le aree del Paese mi sembra obbligata. Perché con l’attuale livello di pressione fiscale qualsiasi concreta possibilità di ripresa non esiste».

Sì, ma questo governo finora ha proceduto per rinvii.

«Non è questione solo di rinvii. Anche trovare le risorse per cancellare definitivamente l’aumento dell’Iva dal 21% al 22% attraverso una rimodulazione delle aliquote ridotte, come è stato fatto di recente sui prodotti venduti nei distributori automatici, ci vede fermamente contrari».

Per quale motivo?

«Prima di tutto perché avremmo comunque un aumento netto dell’imposizione, e questo sarebbe un’ulteriore e forse definitiva mazzata sui consumi che, vorrei ricordare, valgono l’80% del Pil. E poi questa eventuale misura colpirebbe soprattutto le fasce più deboli e gli incapienti. E’ evidente che la definitiva cancellazione dell’aumento dell’Iva è solo il primo passo per avviare una più completa riforma del sistema fiscale che porti a una semplificazione e alla riduzione del costo degli adempimenti. Oltre ad affrontare strutturalmente il problema del federalismo fiscale attraverso un “tagliando”».

Proprio Confcommercio ha denunciato l’aumento dell’imposizione locale del 500% negli ultimi 20 anni.

«Che si affianca all’aumento di quella centrale. Tutto questo senza mai tagliare la spesa: da circa 20 anni vengono istituite commissioni presso la presidenza del Consiglio per verificare come farlo. Mi domando allora se sia arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti e iniziare finalmente a ridurre una spesa pubblica che vale oltre 800 miliardi di euro».

È possibile che da qui possano venire le risorse necessarie per cancellare l’Iva, rimodulare l’Imu e investire nel lavoro?

«Io credo che non solo si possa tentare, ma anche che si debba iniziare una stagione di profondi tagli alla spesa pubblica improduttiva. E poi gli altri due grandi capitoli che possono dare risorse, contrasto all’evasione e all’elusione, destinando naturalmente i relativi proventi alla riduzione delle tasse, concretizzando così l’attuazione del famoso “Fondo taglia-tasse”; e poi dismissione del patrimonio pubblico immobiliare».

In tema di lavoro. Cosa pensa della proposta unitaria delle organizzazioni datoriali sul contratto a tempo determinato?

«È una delle poche opzioni praticabili per rimettere in moto l’occupazione nel nostro Paese. Non si tratta di creare ulteriore precarietà, ma di incentivare le imprese, che hanno tutti i motivi per nutrire incertezza sulla tenuta del mercato nel prossimo futuro, ad assumere nuovi lavoratori. Speriamo che il governo su questo dia un segnale forte».

Ieri il ministro dell’Economia non ha escluso un’accelerazione dei pagamenti della Pa.

«Speriamo che avvenga rapidamente e con modalità facili. Sarebbe un vero e proprio toccasana per le imprese per le quali fino ad oggi — per la farraginosità delle procedure e l’impossibilità di compensare i debiti con i crediti fiscali — questo sistema è stato un vero e proprio percorso a ostacoli».

Intravede segni di ripresa nel 2013?

«Con un’ulteriore contrazione dei consumi per l’anno in corso del 3% e l’aumento della povertà assoluta, che ha toccato 4,8 milioni nel 2012, parlare di ripresa a breve fa parte di quell’ottimismo di maniera che noi non condividiamo. Non solo i principali centri di ricerca, ma anche tutte le nostre associazioni nelle assemblee territoriali non vedono reali segnali nel 2013».

Che ne pensa della «strana maggioranza» che sostiene il governo Letta?

«Al governo e alla politica chiediamo meno competizione muscolare e più dialogo. Insomma, c’è necessità di concentrarsi sulle cose che uniscono per dare subito una boccata di ossigeno a imprese e famiglie stremate da una crisi che sembra non finire mai».

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