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Sanatoria per le firme irregolari

di Antonello Cherchi

Potrebbe risolversi presto il problema delle firme digitali, gran parte delle quali dopo il 1° novembre sono a rischio di irregolarità, dopo il pasticcio legislativo che ha messo fuori gioco due dei tre operatori che producono i dispositivi in grado di generare le sottoscrizioni elettroniche (si veda Il Sole 24 Ore del 3 novembre). DigitPa, l'agenzia informatica della pubblica amministrazione, sta infatti finendo di mettere a punto la soluzione per uscire dall'impasse, soluzione che assumerà poi veste di decreto e avrà bisogno delle firme dei ministri dell'Economia e dello Sviluppo economico.

La soluzione si presenta articolata, perché deve tener conto di varie questioni. A iniziare da come inquadrare le firme digitali generate dal 1° novembre in poi da parte dei produttori non in regola. La "macchina" delle sottoscrizioni elettroniche, infatti, non si è fermata, confidando proprio in un intervento legislativo che risolva l'intricata situazione. La via d'uscita prospettata è quella di sanare quanto fatto in quest'ultimo periodo, senza però dimenticare che una delle tre aziende produttrici dei dispositivi automatici di firma ha le carte in regola e, pertanto, non ha bisogno di alcuna sanatoria.

Insomma, c'è un vantaggio competitivo da salvaguardare e con ogni probabilità questo avverrà chiedendo alle altre aziende in difetto di rimanere in stand by finché non avranno presentato all'Ocsi (l'organismo di certificazione della sicurezza informatica) la documentazione per la certificazione dei dispositivi di firma, passo che un'azienda ha, appunto, già compiuto. Per permettere l'operazione verranno, pertanto, riaperti i termini di richiesta dei certificati, termini che si erano chiusi il 1° novembre.

Una soluzione, dunque, articolata perché si vuole mettere d'accordo più esigenze. L'imperativo è, però, di fare presto, perché anche se il mercato non si è fermato, l'incertezza fa da sottofondo. Il problema sta pure nel fatto che il pasticcio è avvenuto in piena crisi politica e l'attardarsi della via d'uscita ha scontato l'avvicendamento governativo, con i ministri che si sono insediati solo da alcuni giorni. Ora, però, si può procedere.

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