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Sanatoria con l’«integrativa»

Via libera alla nuove regole sull’emersione dei capitali, qualche riserva invece sul percorso agevolato per i rimpatri destinati alle imprese.
Il governo e il Comitato ristretto della Camera hanno scelto di accelerare sul Ddl 2247 maxiemendato (si veda Il Sole 24 Ore del 5 giugno), congelando per ora il versante del rimpatrio agevolato finalizzato al rifinanziamento delle aziende (si veda Il Sole 24 Ore del 6 giugno). Su quest’ultimo punto sarebbero infatti emersi aspetti di compatibilità con le norme Ue – si potrebbe profilare tra l’altro un’alterazione del mercato comunitario – che avrebbero consigliato, almeno in questa fase, di procedere speditamente in Commissione finanze sulla nuova voluntary disclosure per rispettare i tempi di approvazione, prevista prima della pausa estiva.
Le più importanti novità della nuova voluntary riguardano la riduzione delle sanzioni, la maggiore copertura penale e l’estensione ai capitali “domestici”.
La riduzione alla metà delle sanzioni amministrative per il monitoraggio fiscale si applica al minimo edittale, che viene fissato forfetariamente al 3% anche per i Paesi ad oggi considerati a fiscalità privilegiata, purché firmino entro il 1° settembre prossimo una convenzione modello Ocse. Ai capitali detenuti in questi Paesi, quindi, si applica una sanzione dell’1,5% annuo. Questa riduzione non si applica solo nel caso di rimpatrio da Paesi «collaborativi con l’Italia» da un punto di vista fiscale, ma anche nel caso di autorizzazione rilasciata dal contribuente alla banca residente in paradiso fiscale a collaborare con l’agenzia delle Entrate.
La norma permette di ridurre le sanzioni anche per capitali in Paesi che hanno firmato una convenzione con l’Italia ma non sono ancora nella lista del Dm finanze del 4 settembre 1996. È il caso, ad esempio, di Hong Kong e di San Marino: anche le violazioni dell’obbligo di dichiarazione nel quadro RW Paesi saranno soggette a sanzione del 3% (e non del 6%). La riduzione delle sanzioni c’è anche in materia di imposte dirette: il calcolo delle riduzioni parte dal minimo edittale ridotto di un quarto.
L’emendamento Sanga prevede poi l’esclusione della punibilità per i delitti di omesso versamento delle ritenute certificate (articolo 10-bis del Dlgs 74/2000) e dell’Iva (articolo 10-ter). Confermate le esclusioni contenute nel testo originario del decreto (omessa e infedele dichiarazione), così come la riduzione alla metà per le pene previste in caso di dichiarazione fraudolenta. La copertura penale è allargata anche a tutti coloro che abbiano commesso o abbiano concorso nella commissione del reato: quindi anche ai consulenti dell’evasore estero. Si tiene conto, in questo modo, dei suggerimenti pervenuti da diversi ordini professionali.
Per i «piccoli» capitali (fino a 2 milioni di euro) viene semplificato il calcolo delle imposte sui rendimenti. Su richiesta del contribuente, ai capitali si applicherebbe un rendimento del 5% annuo; questi redditi forfetari sarebbero poi soggetti a un prelievo del 20 per cento. In altri termini, per ogni anno si applicherebbe al capitale un prelievo dell’1 per cento. Si tratta di una semplificazione, ma difficilmente di un vantaggio: è arduo in questo periodo aver ottenuto il 5% medio annuo, inoltre tassarlo al 20% è sconveniente rispetto all’aliquota prevalente, che fino al 2011 era al 12,5 per cento.
Nuovo è il «ravvedimento speciale per l’integrazione degli imponibili». I vantaggi della “disclosure” vengono estesi anche alle evasioni di imposta (e al mancato versamento di ritenute) che non hanno comportato allocazione all’estero. Per attivare l’emersione “domestica” basta inoltrare le dichiarazioni integrative in via telematica, secondo i modelli delle annualità da regolarizzare. Ci sono quindi minori oneri di “disclosure” rispetto all’iter finora conosciuto. Rimangono però i vantaggi: le sanzioni sulle imposte non versate sono ridotte a un ottavo del minimo; è esclusa la punibilità per omessa dichiarazione, dichiarazione infedele e omesso versamento di Iva o di ritenute; le sanzioni penali sono diminuite fino alla metà nei casi di frode. Come nel caso della voluntary, questa tipologia di ravvedimento può essere richiesta solo se il contribuente (o altri solidalmente obbligati in via tributaria o che abbiano concorso nei reati tributari) non abbia avuto formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche o dell’inizio di qualunque attività di accertamento o procedimenti penali. La chance è concessa ai contribuenti “una tantum” e deve essere richiesta entro il 30 settembre 2015; possono essere sanati i periodi d’imposta ancora accertabili. La sanatoria si limita, però, all’esercizio in corso al 31 dicembre 2012.
L’ampliamento della “vd” alle imposte evase in Italia, senza esportazione all’estero, ripercorre le scelte di altri Paesi, in linea con le raccomandazioni dell’Ocse. Sanerebbe un’incongruenza della precedente normativa: situazioni simili sotto il profilo tributario venivano discriminate solo in ragione della detenzione dei capitali all’estero, facilitata, a volte, da ragioni geografiche.

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