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Sanatoria allargata

di Silvia Noce e Barbara Sartori 

Sanatoria per la procura alle liti affetta da nullità estesa ai casi insorti prima del 2009. Con la recente sentenza n. 163 del 10/2/2012 il Tribunale di Milano allarga la sanatoria prevista dal nuovo art. 182 c.p.c. a un caso di procura alle liti affetta da nullità sorto ante riforma attribuendo di fatto valenza retroattiva al nuovo art. 182 c.p.c.

Nel 2009 la legge n. 69 interveniva riformando radicalmente l'art. 182 c.p.c., cpv. stabilendo che, in caso di difetto di rappresentanza o assistenza di una parte, il giudice poteva assegnare un termine per regolarizzare la costituzione, fatte salve eventuali decadenze.

La genericità della norma aveva alimentato opposte interpretazioni.

Secondo la prima, l'intervento del giudice era obbligatorio ed esercitabile con efficacia retroattiva in qualunque fase o grado del giudizio. Secondo l'opposta soluzione, l'intervento del giudice era facoltativo ed esercitabile con efficacia ex nunc entro la fase istruttoria.

Il legislatore, novellando l'articolo in disamina, recepiva integralmente il primo orientamento estendendo le modalità di sanatoria sopra delineate anche ai vizi della procura alle liti.

Anche la Suprema corte (sent. S.u. n. 9217 del 19/4/2010) chiariva che il vecchio art. 182 c.p.c. va interpretato alla luce della sua nuova formulazione e che pertanto la sanatoria ivi prevista per i vizi di rappresentanza e assistenza opera ex tunc anche nelle vertenze sorte ante riforma.

Con la recente sentenza n. 163 del 10/2/2012 il Tribunale di Milano si è spinto oltre, allargando la sanatoria prevista dall'art. 182 c.p.c. a un caso – sorto ante riforma – di procura alle liti affetta da nullità, non previsto nella vecchia formulazione.

Nella fattispecie la convenuta, costituitasi in giudizio mediante procura viziata, a seguito dell'eccezione ex adverso sollevata, depositava valida procura dichiarando di voler sanare l'attività processuale svolta sino ad allora, inclusa l'eccezione sollevata in comparsa di carenza di giurisdizione italiana per sussistenza di clausola arbitrale. L'attrice eccepiva la tardività di tale eccezione sostenendo che il vecchio art. 182 c.p.c. non contemplava l'ipotesi di vizio della procura. Asseriva poi che, anche ammettendone l'applicazione, la relativa sanatoria avrebbe operato ex nunc e, pertanto, l'eccezione di compromesso della convenuta sarebbe stata comunque tardiva. Di contro la convenuta, invocando il recente orientamento della Suprema corte, sosteneva che il vecchio art. 182 c.p.c. doveva essere interpretato alla luce delle modifiche apportate dalla legge n. 69/2009. In linea con tale indirizzo, il Tribunale di Milano ha ritenuto tempestiva (e fondata) l'eccezione preliminare di compromesso in base alla seguente impostazione logica:

(I) la nuova versione dell'art. 182 c.p.c. assurge a criterio interpretativo del testo precedente;

(II) conseguentemente i vizi della procura sono sanabili ex art. 182 c.p.c. anche nelle controversie ante riforma;

(III) la sanatoria produce effetti retroattivi;

(IV) pertanto l'eccezione di carenza di giurisdizione sollevata dalla convenuta in virtù della clausola arbitrale deve ritenersi tempestiva.

Tale orientamento è di estrema rilevanza sotto due profili: da un lato perché attribuisce di fatto valenza retroattiva al nuovo art. 182 c.p.c., quale criterio interpretativo della versione pre-riforma; dall'altro lato perché costituisce corollario del principio di conservazione degli atti giuridici, introducendo una sorta di rimessione in termini.

Il principio affermato dalla giurisprudenza in commento potrebbe giungere alle estreme conseguenze di ritenere retroattivamente sanabile anche una costituzione priva di procura alle liti. Già qualche Tribunale ha giudicato tempestiva la costituzione del convenuto mediante deposito di comparsa munita di mandato in fotocopia, a fronte della produzione dell'originale entro il termine all'uopo concesso dal giudice.

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