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San Raffaele vaglia il concordato

di Manuela Brambati

Consiglio di amministrazione ad alta tensione della Fondazione San Raffaele per decidere se dare il via libera al concordato preventivo. Ma ai lavori, per decisione dello stesso board – il primo con i nuovi consiglieri indicati dal Vaticano – non parteciperà il team di consulenti che ha predisposto il piano per il salvataggio dell'ospedale milanese, tra cui gli avvocati dello studio Bonelli Erede Pappalardo e gli uomini di Borghesi, Colombo e Associati. Una mossa, questa, che potrebbe rallentare ulteriormente il risanamento dell'istituto della sanità sui cui pesano quasi 1 miliardo di debiti. Intanto la relazione Deloitte alza il sipario sullo situazione patrimoniale (aggiornata al 31 marzo) del San Raffaele rivelando ulteriori dettagli sui conti. Una fotografia di quasi 100 pagine inviata ai consiglieri da cui emergono, come anticipato da Radiocor, debiti commerciali per quasi 600 milioni, un maxi prestito Bei destinato alla ricerca ma utilizzato in buona parte per rifinanziare il debito, ratei passivi sottostimati per 33 milioni, svalutazioni record di 54,9 milioni (al 31 dicembre) aggravate da ulteriori rettifiche nei mesi precedenti. Il tutto a fronte di un sistema di controllo interno avviato nel 2008 ma «ancora in fase di realizzazione», avvertono i revisori, e di un patrimonio netto (31,2 milioni) comunque legato «alle incertezze connesse alla recuperabilità di alcune attività patrimoniali». Il documento è nelle mani dei consiglieri di amministrazione che non hanno più molto tempo a disposizione per dare il proprio assenso al piano di concordato preventivo che deve essere attestato dal professionista Giovanni La Croce. Entro il 19 luglio gli avvocati puntano a depositare la richiesta di ammissione a tale procedura in Tribunale, dove, intanto, sono già arrivati decreti ingiuntivi per 20 milioni da parte di alcuni creditori. Sul fronte dei debiti la relazione Deloitte rileva un dato allarmante: quasi 600 milioni di euro di debiti sono di natura commerciale, di cui 73,6 principalmente verso le controllate Laboraf (per attività di diagnostica) e Blu energy Milano (per fornitura energia elettrica e acquisto delle reti di distribuzione per la nuova centrale cogenerazione). L'accelerazione dei debiti è molto evidente nei primi tre mesi dell'anno, dato che sono aumentati di 67 milioni nonostante la diminuzione dei debiti a scadere per 37 milioni. Ciò significa che di fatto il San Raffaele «sta finanziando la propria gestione e i propri investimenti attraverso i debiti verso i fornitori», avvertono ancora i revisori. Un'altra sorpresa emerge dal finanziamento della Bei da 165 milioni concesso al San Raffaele nel 2007 per supportare la ricerca e la didattica, in realtà, servito per oltre la metà, 99 milioni per la precisione, a chiudere preesistenti finanziamenti.

Analizzando, infine, i crediti finanziari del San Raffaele, Deloitte pone l'accento sulle posizioni in Brasile e Israele. In particolare, l'istituto ha finanziato la Joseph Foundation per circa 2 milioni per realizzare un centro di medicina sperimentale a Gerusalemme, di fatto non ancora decollato. Passando al capitolo Brasile il gruppo ha nei confronti di Monte Tabor Italo Brasileiro crediti commerciali per 1,6 milioni e crediti immobilizzati per quasi 5 milioni. Questi ultimi vengono anche inseriti tra i crediti immobilizzati che ammontano complessivamente a 62,7 milioni.

 

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