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San Raffaele, raffica di perquisizioni

di Mario Gerevini e Simona Ravizza

MILANO — Tra le tele preziose di Salvatore Fiume e la voliera con 50 pappagalli, al settimo piano del San Raffaele, all'alba ha fatto irruzione la Guardia di Finanza con la Polizia. Nel mirino degli investigatori i lussuosi uffici del prete manager don Luigi Verzé, iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di avere contribuito a dissipare il patrimonio della Fondazione Monte Tabor, che guida il polo ospedaliero. È una delle perquisizioni scattate ieri a raffica nell'inchiesta aperta dalla Procura di Milano per una bancarotta fraudolenta. Perquisita anche la «Cascina», la villa di fianco all'ospedale dove don Verzé vive in comunità con i suoi fedelissimi.
E ieri l'indagine — che vede sei indagati tra cui il faccendiere Piero Daccò in carcere perché considerato il (primo) destinatario di 3,5 milioni di euro di fondi neri — si è estesa fino alla sede della Regione Lombardia, guidata da Roberto Formigoni, amico di lunga data dello stesso Daccò. Guardia di Finanza e Polizia hanno fatto un blitz all'assessorato alla Sanità, dove due mesi fa è arrivata la manager Alessandra Massei, altra vecchia conoscenza di Daccò. Il suo ruolo è di dirigente all'unità organizzativa di Programmazione sanitaria: gli investigatori hanno passato al setaccio l'ufficio che occupa dallo scorso settembre.
Altra ispezione nell'abitazione di Erika Maria Daccò, figlia di Piero (di cui gestisce molte società) e sposata con l'assessore lombardo alla Cultura Massimo Buscemi. Ad Ancona e Lavagna gli investigatori sono saliti, poi, a bordo di due yacht che risultano sempre riconducibili a Daccò, l'Amerika-London e l'Ad Maiora (quello su cui è stato fotografato, come riportava ieri online l'Espresso, il governatore Roberto Formigoni). Non sono mancati sopralluoghi nella casa di Sant'Angelo Lodigiano (Lodi), dove vive la moglie di Daccò Annita Cantoni, e in quella dell'altra figlia, Monica.
Nel decreto di perquisizione, firmato dai pm Luigi Orsi e Laura Pedio, sono contestate tre operazioni: una riguarda l'acquisto della società Airviaggi con annesso aereo per voli transoceanici, un'altra l'anticipo per un immobile in Cile, l'ultima ulteriori uscite da 510 mila euro per gestire contenziosi legali nei Paesi del terzo mondo. Sono tutti movimenti di soldi che sarebbero mascherati da consulenze, ma considerate dalla Procura senza alcun interesse per la Fondazione Monte Tabor. Tranne quello di creare fondi neri.
 

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