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San Raffaele, nuovi arresti Accuse di furto ed estorsione

Un furto da un milione di euro, incendi, intimidazioni, estorsioni. La storia oscura di don Luigi Verzè e del San Raffaele riaffiora nell’ultimo filone d’inchiesta della procura di Milano che indaga sulla malasanità lombarda. Ieri sono finiti in manette tre uomini della security interna della Fondazione San Raffaele del Monte Tabor: Danilo Donati, Vito Cirillo e Francesco Pinto, indagati a vario titolo per tentata estorsione, furto e incendio doloso. Gli arresti sono stati eseguiti dagli uomini del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano su ordine del gip Vincenzo Tutinelli, in base alle indagini dei pm Luigi Orsi, Laura Pedio e Antonio Pastore, coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Greco.
Episodi inquietanti, quelli descritti nell’ordinanza di custodia cautelare. Cirillo e Pinto sono accusati di aver rubato 930mila euro dalle casse del San Raffaele. Secondo la ricostruzione, la notte del 13 luglio 2011, cinque giorni prima del suicidio di Mario Cal, il braccio destro di don Verzé, Cirillo e Pinto «pur essendo fuori servizio» vengono visti scendere nel caveau del San Raffaele e tornare indietro 15-20 minuti. Cosa ci facevano i due uomini della security nel caveau? Le accuse del gip sono chiare. Cirillo e Pinto forzano e rimuovono un portellone metallico di sicurezza dopo aver manomesso l’impianto di videosorveglianza. Nel forziere prendono soldi e assegni (questi ultimi furono poi bloccati) e scappano indisturbati.
Il terzo uomo arrestato è Danilo Donati, per anni l'”ombra” di don Verzé. Fu lui il primo a entrare nell’ufficio dove Mario Cal si era appena sparato un colpo di pistola. Donati è accusato di aver organizzato nel 2006 un incendio su ordine di don Verzé ai danni di Andrea Lomazzi, titolare della Olympia Srl, una società che gestiva gli impianti sportivi in un’area contigua al San Raffaele. Ma il gip parla di «ripetuti atti di violenza». Nel 2003, infatti, il campo di calcio viene ricoperto di catrame, nel 2004 il centro sportivo viene incendiato così come accade nel 2006. Dal 2007 al 2010, poi, vengono compiuti «ulteriori atti di sabotaggio, come l’interruzione della corrente elettrica, con cadenza settimanale».
Perché? Nell’ordinanza viene riportata un’intercettazione ambientale che ne spiega il motivo. Il 13 gennaio 2006 nell’ufficio del prete c’è l’allora direttore del Sismi, Niccolò Pollari. Il sacerdote manager gli racconta: «Senti, io ho una cosa da affidarti che è molto importante … c’è qui un certo Andrea Lomazzi … il quale ha un contratto di affitto per un terreno … noi dobbiamo cacciarlo via perché stiamo partendo con un finanziamento … per costruire un residence per gli studenti». Verzé chiede a Pollari di mettere Lomazzi in difficoltà con controlli fiscali. Qualche giorno prima, Andrea Roma (ex capo dell’ufficio tecnico del San Raffaele, per il quale il gip ha respinto la richiesta di arresto presentata dai pm) aveva riferito allo stesso don Verzé: «Ho chiesto al dottor Cal e il dottor Cal non so se si è ricordato, ne aveva parlato con Pio (Pio Pompa, ex dirigente del Sismi, ndr.)». C’è poi l’episodio di una Mercedes utilizzata da Cal e pagata dalla Fondazione 106mila euro nel 2005. L’auto viene acquistata, tramite prestanome, da Cirillo per soli 17mila euro nel novembre 2011. Il San Raffaele è in piena bufera giudiziaria ma – scrive il gip – c’è ancora «chi ruba dove può rubare».

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