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San Raffaele, le case fantasma e gli strani affari immobiliari

di Mario Gerevini e Simona Ravizza

MILANO — La connection immobiliare dell'ospedale San Raffaele porta a 250 appartamenti fantasma alle porte di Milano. Sulla miriade di palazzine rosse, bianche e blu svetta un cartello: «Residenza il Ruscello. Ufficio vendite: via Olgettina 60». È la strada dove il prete manager don Luigi Verzé ha costruito un impero sanitario a rischio crac, ma anche la sede di molti business che non c'entrano nulla con la cura dei malati e che vedono intrecciarsi relazioni finite nel mirino degli investigatori. Uno dei casi esemplari è la costruzione delle 250 case di Cologno Monzese, a nord- est di Milano.

L'importo dei lavori, 36 milioni di euro. L'intervento di riqualificazione immobiliare, disciplinato da una convenzione del 2006 con il Comune di Cologno Monzese, è guidato dall'Edilraf. È la società di costruzioni del San Raffaele, amministrata a suo tempo da Mario Cal, il manager morto suicida lo scorso 18 luglio. Per i conti della Fondazione Monte Tabor, l'Edilraf è una mina vagante (nei bilanci è addirittura previsto un apposito fondo rischi a tutela dei finanziamenti che le vengono concessi). Fino al marzo 2008 progettista e direttore dei cantieri di Cologno Monzese è, poi, l'architetto Renato Sarno, indagato con l'ex presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, nell'inchiesta sul presunto giro di mazzette a Monza. Il suo nome è spuntato dal sottobosco di relazioni oblique con la politica: le ombre che la Procura di Milano deve diradare riguardano presunte triangolazioni di favori e denaro sviluppate in parallelo agli affari immobiliari.

L'edificazione del quartiere di Cologno vede succedersi anche due ditte all'attenzione della Procura. Sono la Diodoro Costruzioni di Pierino Zammarchi (ex socio di don Verzé nella Edilraf, da cui è stato liquidato con modalità da chiarire) e la Metodo, controllata dal figlio dello stesso Zammarchi, Giovanni Luca. Il portafoglio lavori della ditta è carico di opere con il San Raffaele, cliente che da solo fa gran parte del fatturato della Metodo.

Adesso le case di Cologno sono terminate, il loro valore sul mercato è stimato in 45 milioni di euro. Ma il Comune non concede le agibilità indispensabili per la vendita. Il motivo lo spiega lo stesso sindaco, Mario Soldano (Pd), in una lettera appena inviata a Giuseppe Profiti, il vicepresidente esecutivo del consiglio di amministrazione della Fondazione Monte Tabor (cda dallo scorso luglio targato Vaticano). In sintesi: in cambio del permesso per la costruzione dei 250 appartamenti autorizzata in deroga al piano regolatore per 12 mila metri cubi, l'Edilraf doveva realizzare piazze e riqualificare giardini nelle zone adiacenti. Da maggio, però, tutto è bloccato: e, in assenza del completamento dei lavori, il Comune non fornirà i permessi di agibilità per la vendita delle palazzine. Al momento, dunque, appaiono destinati a restare immobili fantasma. E al centro di indagini. Uno dei filoni d'inchiesta dei magistrati è tra l'altro la rivalutazione di terreni e fabbricati. Un escamotage contabile spesso utilizzato per puntellare bilanci in rosso.

Negli anni l'Edilraf ha accumulato debiti per 60 milioni di euro e ora rischia di essere liquidata. Del resto, il succedersi degli amministratori segna la parabola del gruppo. Mario Cal era amministratore unico a luglio e si suicida. Il 27 luglio lo sostituisce l'allora direttore amministrativo del San Raffaele, Mario Valsecchi: ma il 15 settembre il manager è costretto a lasciare le cariche dopo essere stato indagato per fatturazioni false. Storie che riemergono dal passato e si incrociano con il piano di salvataggio del San Raffaele, atteso nella sua versione definitiva sul tavolo del cda che si riunisce oggi. Per mercoledì è fissata l'udienza al Tribunale fallimentare.

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