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San Raffaele, la Procura valuta l’istanza di fallimento

di Carlo Festa

Riunioni interminabili. Con un obiettivo: salvare l'ospedale San Raffaele di Milano dal fallimento. Ieri i legali e i consulenti sono stati chiusi per ore nei rispettivi uffici tra il capoluogo lombardo e Roma.

L'obiettivo è presentare, venerdì, al nuovo Cda della Fondazione Monte Tabor, che si riunirà nella mattinata in via Olgettina, il piano di concordato definito in tutti i suoi aspetti. Ma i tempi sono strettissimi e non si sa nemmeno se la definizione del piano di concordato basterà: la Procura di Milano, sotto la regia del Pm Luigi Orsi, sembra pronta a muoversi.

I segnali ci sono tutti: se fino a venerdì scorso le motivazioni si basavano sulle sole ingiunzioni di pagamento dei fornitori (vicine ai 70 milioni su oltre 400 milioni di scaduto), ora la situazione sembra mutata. Il suicidio di Mario Cal, lunedì, potrebbe far scattare l'intervento della Procura, avanzando un'istanza di fallimento, anche perché l'ex-vicepresidente si sarebbe tolto la vita con un colpo di pistola alla testa per le preoccupazioni sul debito del gruppo fondato da Don Luigi Verzè. E ora la Procura ha tutte le ragioni per andare a scavare su quei debiti (di ieri è anche la notizia del faro acceso dall'Isvap sulle polizze sottoscritte dal San Raffaele con la compagnia assicurativa rumena City Insurance) e sui bilanci dell'ospedale, che assorbe ogni anno centinaia di milioni dalla Regione Lombardia.

Di sicuro la giornata di venerdì sarà fondamentale. Il nuovo Cda del San Raffaele, stretto attorno a Giuseppe Profiti, uomo di fiducia del cardinale Tarcisio Bertone, sta prendendo tempo. Il giurista Giovanni Maria Flick, appena nominato come consigliere, avrebbe chiesto un incontro con i Pm per chiedere il tempo necessario a valutare strade alternative al concordato.

Ma le banche spingono su quest'ultima strada. In una interminabile riunione a Milano presso lo studio Gitti gli istituti di credito hanno fatto ciò che era nella loro facoltà. Hanno definito il piano di concordato. Presenti i rappresentanti delle principali banche coinvolte, cioè UniCredit e Intesa Sanpaolo. Nella stessa giornata, tra Milano e Roma, si teneva una riunione sotto la supervisione del nuovo consulente scelto dal Vaticano per districare la matassa: cioè l'avvocato Francesco Gianni, l'avvocato che assieme al super-manager Enrico Bondi ha risanato Parmalat. Sui questi due nomi autorevoli si basano le speranze del nuovo Cda del Vaticano di trovare una soluzione per il salvataggio.

I tempi tuttavia stringono. Le banche e i consulenti (l'avvocato Gregorio Gitti, il professore Marco Arato, il commercialista Giovanni La Croce e il banchiere Arnaldo Borghesi) spingono per arrivare finalmente a quel concordato in continuità tanto cercato.

Ma il nuovo Cda del San Raffaele chiede di poter meglio analizzare la situazione. I consiglieri si sono appena insediati e anche l'avvocato Francesco Gianni è da poco arrivato al capezzale di Don Verzè. Inoltre si attende la discesa in campo di Bondi. Venerdì, probabilmente, sarà la giornata decisiva in consiglio. Si attende, finalmente, un'offerta della Santa Sede concreta, e non solo annunciata, con quei 250 milioni di euro vitali per la sopravvivenza del San Raffaele. C'è chi, ieri, sottolineava che forse era meglio valutare l'offerta dell'imprenditore Giuseppe Rotelli, che aveva già messo sul tavolo una proposta scritta. Poi, anche su pressione di Don Verzè, era stato preferito l'intervento della Santa Sede: una scelta che non era piaciuta a Mario Cal, suicidatosi qualche settimana dopo.

 

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