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San Raffaele, il tribunale decide sul concordato

di Stefano Elli e Angelo Mincuzzi

Sono ore cruciali per la sorte del San Raffaele. Oggi il presidente della sezione fallimentare del tribunale di Milano, Filippo Lamanna, scioglierà il nodo che da settimane rende incerto il futuro dell'istituto fondato dal prete-manager don Luigi Verzè. In mattinata Lamanna entrerà in camera di consiglio e deciderà se dichiarare il fallimento della Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor, come richiesto dalla procura, oppure se ammetterla al concordato preventivo. Il deposito della decisione, però, non dovrebbe avvenire prima di domani.

La sorte del San Raffaele, dunque, è legata a un filo. Un filo che ha rischiato di spezzarsi anche ieri, nel corso della seconda udienza davanti a Lamanna, perché i conti non tornano. Ci sono differenze di numeri, piccole ma sostanziali, tra la proposta di concordato preventivo presentata dal nuovo consiglio di amministrazione della fondazione, e l'attestazione svolta dai periti Angelo Provasoli e Mario Cattaneo sui conti dell'istituto.

Entrambe le relazioni approdano allo stesso risultato, cioè alla concessione di un rimborso dei crediti pari al 52% della somma dovuta dal San Raffaele, ma ci arrivano sulla base di cifre che talvolta non collimano. Ad esempio, gli attivi della fondazione ammontano a 502 milioni di euro secondo la proposta di concordato, ma sono 473 milioni per gli attestatori. E ancora: nel piano di concordato per i crediti privilegiati è indicata la cifra di 22 milioni, che diventano 43 per i due periti. Diverse cifre sono indicate anche per i crediti prededucibili: 31 milioni per il piano di concordato, 73 milioni per gli attestatori.

Sono queste incongruenza ad aver spinto il presidente del tribunale fallimentare a chiedere ai rappresentanti del cda ulteriori chiarimenti, fissando il termine dell'invio per le 19 di ieri sera. Nella memoria con le integrazioni richieste dal tribunale, il San Raffaele e i suoi advisor – Vitale & Associati e lo studio legale Gianni, Origoni, Grippo & Partners – definiscono «inammissibili» e «infondati» i rilievi dei pm, sottolineando come la domanda di concordato presenti numeri ottenuti dopo la compensazione di alcuni attivi e di alcuni passivi, mentre gli attestatori non hanno considerato questa «riconciliazione». Altre incongruenze sarebbero derivate dagli arrotondamenti. Entro le 10 di questa mattina i sostituti procuratori Luigi Orsi, Laura Pedio e Gaetano Ruta dovranno inviare a Lamanna le loro controdeduzioni. Solo dopo si aprirà la camera di consiglio per la decisione. C'è infine un piccolo giallo legato alle dimissioni, avvenute nei giorni scorsi, di due componenti del cda: Massimo Clementi e Maurizio Pini. I due hanno inviato al tribunale fallimentare un documento nel quale lamentano di essere stati emarginati dai consigli di amministrazione e di aver potuto prendere visione della proposta di concordato solo mezz'ora prima della riunione del cda.

 

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