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San Raffaele, il riassetto passa dal concordato

di Carlo Festa

È durato circa quattro ore il consiglio con il quale il Cda della Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor ha fissato le linee guida del piano di salvataggio dell'ospedale milanese, sull'orlo del fallimento e sul quale grava la prossima scadenza del 15 settembre: entro questa data è stata infatti richiesta la presentazione di un piano dalla Procura di Milano, con il Pm Luigi Orsi in campo, in accordo con il presidente della sezione fallimentare, Filippo Lamanna. In caso contrario verrà presentata un'istanza fallimentare.

Il Cda, guidato dal direttore generale dell'Ospedale Bambin Gesù di Roma, Giuseppe Profiti, avrebbe definito, secondo le indiscrezioni, che la strada maestra del risanamento passerà dal concordato. Verrebbe, dunque, confermata la via che era stata preferita già due mesi fa, quando la stessa procedura era stata studiata dai consulenti nominati dal precedente consiglio (Arnaldo Borghesi, l'avvocato Marco Aranto e il commercialista Giovanni La Croce).

Da allora, molto è cambiato. È scesa in campo la magistratura e il tribunale di Milano, soprattutto dopo il suicidio di Mario Cal, l'ex braccio destro di Don Luigi Verzè. È stato nominato un nuovo Cda, nel quale lo stesso Don Verzè (malgrado il mantenimento della presidenza) non ha poteri decisionali e che è espressione in gran parte del Vaticano, che si sarebbe impegnato a iniettare oltre 250 milioni per risanare l'ospedale milanese. Ma soprattutto, rispetto al piano di due mesi fa, sono cambiati (in peggio) i numeri del San Raffaele: secondo l'ultima relazione del consulente Deloitte, le passività sono salite a quasi 1,5 miliardi, rispetto al miliardo di fine marzo, e il patrimonio netto è sprofondato in negativo a oltre 200 milioni. Su questi numeri rivisti, i nuovi consulenti (cioè l'ex-risanatore di Parmalat Enrico Bondi e l'avvocato Francesco Gianni) e i nuovi consiglieri stanno lavorando per definire un concordato in ristrutturazione.

Inoltre sarebbe stato assegnato un incarico ad Angelo Provasoli, ex-rettore della Università Bocconi di Milano, e al professor Mario Cattaneo, ordinario di economia aziendale all'Università Cattolica di Milano. A loro spetterà giudicare la fattibilità del concordato. La procedura dovrebbe essere simile a quella utilizzata per una società quotata, cioè Socotherm: cioè un concordato in ristrutturazione. Probabilmente il nuovo Cda starebbe studiando la costituzione di una good company, nella quale confluirebbero le attività strategiche sanitarie e dove verrebbero iniettati i capitali (si parla di oltre 250 milioni di euro) del Vaticano. In un'altra società verrebbero scorporate invece le attività da cedere.

Altro punto interrogativo riguarda la nuova finanza garantita dalle banche e la percentuale di rimborso dei creditori. Nel primo piano gli istituti di credito avevano garantito 150 milioni di euro. Bisogna ora vedere se anche nella riformulazione verrà garantita una cifra simile. Un fronte caldo resta invece quello con i creditori: nel piano redatto da Borghesi questi ultimi sarebbero stati rimborsati al 100% in quattro anni. Nella nuova versione, invece, resta ancora da definire la percentuale di recupero, ma qualche osservatore vicino alla vicenda fa notare che i numeri dell'ospedale sono peggiorati rispetto a quelli di qualche mese fa.

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