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San Raffaele, debiti record da un miliardo e mezzo

di Mario Gerevini e Simona Ravizza

MILANO — Debiti lievitati a cifre record e, per la prima volta, una voragine certificata nei bilanci di 210 milioni di euro. L'ospedale San Raffaele è sull'orlo del baratro: senza un'immediata iniezione di capitali il crac è inevitabile. La Fondazione Monte Tabor, la holding che guida il polo ospedaliero, sfiora il miliardo e mezzo di indebitamento consolidato (500 milioni in più rispetto alle stime iniziali). E, cosa mai vista finora, il patrimonio netto è diventato ampiamente negativo (210 milioni contro i 28 in attivo del bilancio approvato solo due mesi fa). Ed è questo il vero «buco».
È la fotografia contabile al 30 giugno così come emerge dal documento consegnato ieri al nuovo consiglio di amministrazione targato Vaticano dagli esperti della Deloitte. Ora rimangono 15 giorni di tempo per presentare il piano di salvataggio, stilato anche con l'aiuto del risanatore di Parmalat Enrico Bondi: altrimenti a metà settembre la Procura chiederà il fallimento.
Il cambio di rotta non è più procrastinabile, anche se il fondatore don Luigi Verzé non vuole rassegnarsi a essere tagliato fuori, come dimostra la lettera inviata la scorsa settimana ai nuovi consiglieri di amministrazione indicati dalla Santa Sede e dall'Università Vita Salute (in rappresentanza di una charity internazionale disposta a investire un miliardo di dollari): «Sento viva l'esigenza di parteciparvi la mia forte preoccupazione — ha scritto il sacerdote — in relazione al futuro della Fondazione alla quale ho dedicato, si può ben dire, tutta la mia vita». Ma il comunicato diffuso ieri al termine del cda è perentorio: «Sarà garantita la continuità dello spirito della Fondazione. È necessaria, però, una discontinuità gestionale». In sintesi: l'era di don Verzé sembra davvero tramontata.
Del resto, i guai finanziari del San Raffaele sono legati proprio alle scelte compiute dal prete manager e dai suoi fedelissimi soprattutto con la creazione di società per business alternativi alla cura dei malati. Lo sottolinea sempre il comunicato di ieri: «Le variazioni rilevate (nei conti, ndr) sono legate principalmente all'emergere di potenziali passività relative a garanzie concesse dalla Fondazione per conto di società del Gruppo». L'indebitamento della Edilraf raggiunge i 40 milioni di euro: è la società di costruzioni in cui è stato socio anche Pierino Zammarchi della Diodoro Costruzioni, poi liquidato con modalità (e soldi) che sono oggetto di indagine. Sono, poi, 39,5 i milioni di debiti riconducibili ad altre controllate, tra cui la Vds Export che sovrintende alle proprietà immobiliari e alle piantagioni in Brasile. Mentre gli impegni di leasing per la Airviaggi della Nuova Zelanda, che ha acquistato un jet per gli spostamenti di don Verzé, raggiungono i 10 milioni di euro. Altre spese responsabili della voragine sono quelle a favore della Blu Energy, creata per fornire l'energia al San Raffaele (50% Fondazione, 50% Giuseppe Grossi, già definito il re delle bonifiche e imputato nel processo milanese Montecity-Santa Giulia): i flussi di cassa vedono uscite per 3,6 milioni nel 2009, 27 nel 2010 e 15 nel 2011.
Gli esperti indipendenti della Deloitte hanno, poi, cancellato con un colpo di spugna tutte le rivalutazioni contabili create nel bilancio di fine giugno con l'obiettivo di pompare artificialmente gli asset in vista di eventuali dismissioni. «Le passività ammontano a 1.476 milioni di euro — riassume il comunicato —. Di questi 431 milioni sono legati a leasing, factoring e alle garanzie concesse».
Il cda ha nominato, poi, la manager Maurizia Squinzi nuovo direttore amministrativo, al posto di Mario Valsecchi, che si è dimesso a fine luglio dopo gli interrogatori in Procura. La prossima riunione è fissata per lunedì 5 settembre con la creazione, salvo sorprese, della pluriannunciata NewCo, la società dedicata all'attività core in cui gli investitori dovranno fare confluire i fondi. L'obiettivo l'ha ripetuto, con toni rispettosi ma duri, il giurista e neoconsigliere Giovanni Maria Flick a don Verzé: «Noi siamo qui per salvare il San Raffaele, anche se forse qualcuno non l'ha ancora capito».

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