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«San Raffaele, conti a posto con la lotta agli sprechi»

MILANO — Il Cupolone con l’Angelo San Raffaele alto otto metri, emblema della grandezza dell’ospedale ma diventato anche il simbolo degli sperperi, adesso svetta in lontananza. Il motto di don Luigi Verzé «Tutto è possibile a chi crede nella Provvidenza» cede il passo all’imperativo categorico di risanare i buchi di bilancio. «Non c’è salvezza individuale fuori dalla salvezza dell’azienda — sottolinea il neoproprietario, l’imprenditore Giuseppe Rotelli, 67 anni (per l’acquisto ha versato 405 milioni di euro tramite la società Velca) —. Chi non seguirà questa strada obbligata finirà ai margini».
Per il San Raffaele di Milano ieri è stato il giorno della svolta, con un obiettivo ben definito: «Quando presenteremo il bilancio dell’esercizio chiuso al 31 dicembre 2012 — anticipa Rotelli, già al timone del Gruppo ospedaliero di famiglia San Donato (e primo azionista del Corriere della Sera con il 16% fuori patto) — voglio poter annunciare che il pareggio è stato conseguito». Nell’ospedale che negli ultimi 14 mesi ha visto intrecciarsi crisi finanziaria e vicende di cronaca giudiziaria, debiti per 1,5 miliardi e rischio di fallimento, il suicidio del manager Mario Cal e arresti per associazione a delinquere, l’ingresso e l’uscita del Vaticano, ora si è insediata ufficialmente la nuova proprietà: «Finisce un’epoca, quella dell’assalto alla diligenza della spesa pubblica — dice l’imprenditore —. Fare buchi nei bilanci e poi chiedere alla Pubblica amministrazione di colmarli con artifizi vari è oggi impossibile per chiunque».
Difficilmente la presa di distanza dal passato poteva essere più netta, è scattato il tempo della «tolleranza zero agli sprechi» e della «sfida al morbo dei costi», la scelta è quella della «trasparenza e pubblicità dei bilanci». Spiega Rotelli: «Il San Raffaele presenta un disavanzo di 65 milioni di euro all’anno nella gestione caratteristica, ospedaliera e di ricerca scientifica». Di qui l’appello alla platea di medici e infermieri, docenti universitari e operatori sanitari, che per ascoltare il discorso d’insediamento ieri sono stati riuniti al Dipartimento di biotecnologie (Dibit), ben lontano dalla famosa Cupola: «Noi siamo ancora sull’orlo del precipizio — scandisce Rotelli —. Ciascuno di voi, andando a casa stasera, deve porsi il problema di come fare a “far meglio il suo lavoro spendendo meno”».
C’è il riconoscimento della storia del San Raffaele contrassegnata da successi scientifici, ma soprattutto la consapevolezza delle difficoltà finanziarie. Lo slogan è: «Vincono quelle istituzioni virtuose che sono capaci di stare in piedi con le loro gambe. Il proprio tornaconto personale viene dopo l’interesse collettivo».
I sindacati mettono le mani avanti: «Sono anni che lavoriamo risparmiando». Sullo sfondo, la nascita di un colosso della sanità italiana: l’unione del San Raffaele e del Gruppo ospedaliero San Donato ha un valore di produzione sanitaria per oltre un miliardo e 400 milioni di euro.

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