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San Marino, sugli acquisti si applica l’Iva a destinazione

Comunicazione standard per gli acquisti dalla Repubblica di San Marino con applicazione dell’Iva «a destinazione». A partire dalle annotazioni contabili eseguite dal 1° ottobre 2013, gli operatori italiani che, nell’esercizio della loro attività, comprano beni presso operatori sammarinesi, devono redigere e inoltrare l’apposita comunicazione all’agenzia delle entrate in via telematica, utilizzando il modello polivalente «spesometro & co.» approvato con un provvedimento del 2 agosto scorso. Inoltre, ci sarà più tempo per trasmettere la comunicazione: non più entro i cinque giorni concessi dalla circolare n. 30 del 1973, ma entro la fine del mese successivo. L’entrata in funzione di questa novità, introdotta dall’Agenzia delle entrate con il citato provvedimento, offre l’occasione per una breve panoramica sulla disciplina Iva degli scambi italo-sammarinesi, contenuta nell’art. 71 del dpr 633/72 e nel decreto ministeriale di attuazione del 24 dicembre 1993.

Cessioni verso San Marino. In via di principio, gli scambi di beni fra l’Italia e la Repubblica di San Marino, paese non aderente all’Ue, agli effetti dell’Iva costituiscono esportazioni e importazioni, anche se, dal punto di vista pratico, l’assenza di dogane fra i due paesi impone alcuni adattamenti operativi. A ben vedere, però, il regime applicabile è più vicino a quello delle operazioni intracomunitarie che a quello proprio degli scambi con paesi terzi. E ciò, invero, anche al di là di quanto si desumerebbe dalla lettera della legge. Per esempio, l’art. 71 del dpr 633/72 dichiara applicabili «alle cessioni eseguite mediante trasporto o consegna dei beni» nel territorio della Repubblica di San Marino e ai servizi connessi, le disposizioni degli artt. 8 e 9, secondo modalità stabilite con decreti ministeriali in base ad accordi tra i due paesi. Stando alla norma, pertanto, sembrerebbe che le cessioni di beni inviati a San Marino costituiscano oggettivamente operazioni non imponibili, come le esportazioni. Così però non è: dagli artt. 1 e 4 del dm attuativo del 24 dicembre 1993, infatti, si evince chiaramente che il trattamento di non imponibilità si applica alle cessioni effettuate nei confronti di «operatori economici aventi sede, residenza o domicilio nella Repubblica di San Marino». E difatti, il successivo art. 7 chiarisce che sono assoggettate all’Iva le cessioni effettuate nei confronti di privati consumatori (eccettuate le cessioni di mezzi di trasporto nuovi, le vendite c.d. «a distanza» e quelle effettuate nei confronti di enti).

Come si vede, diversamente dalle cessioni all’esportazione, e analogamente alle cessioni intracomunitarie, per la non imponibilità della cessione è necessario lo status di operatore economico del cessionario sammarinese.

La necessità di questo requisito indurrebbe inoltre a dubitare del trattamento applicabile alle cessioni in triangolazione, e più precisamente alla cessione fra IT1 e IT2, in vista della successiva cessione da quest’ultimo all’operatore economico sammarinese, con invio dei beni a San Marino direttamente a cura del primo cedente IT1: ciò perché, letteralmente, non è soddisfatta la previsione del decreto, in quanto il cessionario IT2 non è un operatore economico sammarinese. Il dubbio, però, è indirettamente fugato dalla risoluzione n. 17/E del 23 gennaio 2009, che ha escluso la possibilità di configurare la triangolazione non imponibile in un caso in cui il primo cedente, pur inviando i beni a San Marino, non ne trasferisce immediatamente la proprietà dei beni al cessionario residente, in quanto l’operazione è regolata da un contratto estimatorio.

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