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San Marino striglia le finanziarie

di Gabriele Frontoni  

San Marino detta nuove regole per le finanziarie. Dopo la moria di 18 società dal 2007 a oggi, la Banca centrale del Titano ha inviato alle restanti 35 finanziarie ancora attive sulla Rupe una bozza di regolamento dell'attività di concessione di finanziamenti che eleva i parametri di patrimonializzazione e detta nuovi criteri di valutazione del rischio creditizio. Tutto questo, nel tentativo di ridurre l'alone di opacità che ruota attorno al sistema finanziario sanmarinese, entrato di recente nell'occhio del ciclone per i sospetti di infiltrazioni malavitose legate alla criminalità organizzata. In assenza di pareri discordanti di qui al 31 marzo, data ultima per presentare osservazioni, in futuro tutte le finanziarie sanmarinesi dovranno avere la forma della società per azioni con un cda composto almeno da tre membri, e un capitale sociale, interamente sottoscritto e versato non inferiore ai 2,5 milioni di euro. Non solo. Dovrà essere assicurata una «disponibilità in termini qualitativi e quantitativi di adeguate risorse umane». In altre parole, la struttura esecutiva dovrà fare capo a un amministratore delegato o a un direttore generale, e dovrà essere assicurato un sistema di controlli interni. A questo si aggiunga la necessità di redigere un programma di attività contenente, tra l'altro, il piano degli investimenti, i prodotti e i servizi che si intendono offrire e il sistema dei controlli. Le nuove regole stabiliscono poi l'obbligo di accantonare il 20% degli utili al termine di ogni esercizio all'interno di un fondo di riserva ordinario. Non solo. Il coefficiente di solvibilità, ovvero il rapporto tra patrimonio di vigilanza e il totale delle attività di rischio, non potrà essere inferiore all'8%. Il regolamento non ha tralasciato di esplicitare i fattori di ponderazione che verranno applicati alle diverse categorie di attività. Nel caso delle controparti debitrici, si va dallo 0% per le attività di rischio verso i governi centrali, le banche centrali, le banche multilaterali di sviluppo, l'Unione Europea, l'amministrazione pubblica e il settore pubblico allargato della Repubblica di San Marino, per arrivare al 200% in caso di partecipazioni in imprese non finanziarie con risultati di bilancio negativi negli ultimi due esercizi e per i crediti in sofferenza. Per i Paesi, le nuove regole prevedono una suddivisione tra Stati di classe A, che fanno parte dell'Ocse e hanno ponderazione 0% o 20%, e B, non appartenenti all'Ocse e con ponderazione 100%. Definito anche il «grande rischio», che si verifica quando l'esposizione complessiva è superiore al 10% del patrimonio di vigilanza. «La finanziaria non può assumere grandi rischi verso una singola controparte in misura complessivamente superiore al 25% del proprio patrimonio di vigilanza», recitano le nuove norme. Mentre sui finanziamenti a medio-lungo temine non dovrà essere superata la somma del patrimonio di vigilanza al netto degli investimenti.

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