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San Marino più vicina alla white list

Si applica anche ai capitali e ai beni collocati a San Marino la possibilità di utilizzare la voluntary disclosure. Infatti, la fuoriuscita della repubblica del Titano dalla black list (per un errore, nella tabella pubblicata sul Sole 24 Ore di ieri è stata tolta dalla lista dei Paesi black list Sant’Elena anziché San Marino) data al 14 febbraio 2014, e il decreto del ministero dell’Economia è stato pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale». L’ulteriore passo atteso è quello dell’ingresso nella white list, un aspetto per il quale i tempi paiono maturi. Infatti, si stanno susseguendo incontri tra gli staff tecnici dei ministero dei rispettivi Stati per arrivare ala stesura di un testo che sancisca, appunto, l’ingresso nella white list.
Nei giorni scorsi si sarebbe raggiunto un accordo in tal senso e ora si attende la formalizzazione di un testo che dovrebbe arrivare a breve ulla scrivania del ministro Pier Carlo Padoan. Dopo la firma del ministro il testo deve approdare sulla «Gazzetta Ufficiale», un passaggio che potrebbe avvenire anche prima del 31 dicembre e mettere la parola fine alle controversie tra Italia e San Marino sulla fiscalità privilegiata (e soprattutto opaca) della repubblica del Titano. In ogni modo i risparmiatori e le imprese interessate alla procedura di voluntary che detengano beni mobili o immobili a San Marino hanno la possibilità di aspettare la pubblicazione di questo decreto di ingresso nella white list, dato che i tempi di approvazione della legge sulla voluntary (e della relativa modulistica) e della sua concreta possibilità di essere applicata arriverà dopo il varo del decreto white list.
Una possibilità, quella di utilizzare il regine previsto per i paesi non black list, che rende l’operazione voluntary decisamente più conveniente per i risparmiatori visto che sia la tassazione sia le sanzioni sono decisamente inferiori a quelle previste per i paesi non trasparenti. Infatti, per i paesi non black list, relativamente al quadro RW, i periodi “sanabili” vanno dal 2009 al 2013. Le sanzioni minime sono del 3% del valore del bene per ogni anno considerato e la procedura di collaborazione volontaria permette di abbattere ulteriormente la sanzione minima del 50 per cento (con sconto di un ulteriore terzo in caso di adesione all’atto di contestazione). Per quel che riguarda, invece, i redditi, i periodi accertabili vanno dal 2010 (2009 in caso di omessa dichiarazione) al 2013. La sanzione minima, in questi casi, colpisce il 100% dell’imposta evasa (che sale al 120% in caso di dichiarazione omessa), a cui si applica la tassazione prevista a seconda dello scaglione di appartenenza (normalmente il 43%). Per i redditi prodotti all’estero è previsto un aumento di un terzo. In ogni modo, la sanzione così fissata viene ridotta, in caso di collaborazione volontaria, del 25 per cento; in caso di adesione all’invito al contraddittorio, ulteriormente ridotta a un sesto.
Per l’Iva relativa alle operazioni occultate nell’attività di impresa, invece, in caso di dichiarazione infedele la sanzione è del 100% (120% in caso di omessa dichiarazione), ma aumenta da un quarto al doppio in applicazione del cumulo giuridico (ultimo comma articolo 12 Dlgs 472/1997. Per chi aderisce alla procedura della voluntary la sanzione si riduce del 25% e aderendo all’invito al contraddittorio si abbatte a un sesto. Decisamente più duro il trattamento di beni e capitali in paesi black list con periodi contestabili molto dilatati e sanzioni più severe.
Una volta che la legge sarà in vigore, con anche il decreto white list approvato, la partita per i paesi in cui si trovano i capitali o i beni si sposta sul tavolo della convenienza o meno dei capitali a restare dove sono. Infatti, non vi è obbligo di rientro dei capitali ma solo del loro disvelamento al fisco italiano e della loro regolarizzazione secondo le regole fissate. E a San Marino si sta alacremente lavorando affinché, una volta regolarizzati, i capitali e i beni possano restare sul territorio in ragione delle condizioni di contesto favorevoli che si stano creando. Del resto, le somme detenute in maniera opaca da italiani a San Marino si aggirerebbero intorno agli 800 milioni, come ha dichiarato il presidente dell’Associazione bancaria sammarinese, Renzo Giacobbi, e l’impatto di questa misura è ben diverso dalle somme che vennero scudate (cioè riportate in Italia) per valori di poco inferiori ai 2 miliardi. Vanno in questa direzione sia la riforma fiscale approvata recentemente sia la caduta del segreto bancario e la collaborazione con le autorità italiane per contrastare il riciclaggio.

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