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San Marino, parte il piano per ristrutturare gli istituti

Per ricapitalizzare addio al segreto bancario. Il ruolo del Fondo monetario e il progetto Irlanda

Fra pochi giorni l’incontro con Pierre Moscovici, il commissario Ue agli Affari economici. Quindi le consultazioni con i vertici della Banca d’Italia e della Banca centrale, mentre il Fondo monetario internazionale continua a offrire la sua assistenza tecnica. Mai come nella fase che si sta aprendo San Marino ha catturato tanta attenzione nella diplomazia finanziaria internazionale e mai prima i progetti per trasformare il suo modello economico sono stati preparati con tanta cura.

Molto sta per cambiare, ma non solo per San Marino. Anche per l’Italia l’impatto si farà sentire.

Non c’è scelta, perché la situazione resta quella fotografata dall’Fmi a maggio scorso. I crediti inesigibili nelle banche della Rocca del Titano, per 1,9 miliardi di euro, valgono quasi una volta e mezzo il reddito del Paese. Il Fondo monetario nota che gran parte dei prestiti finiti in default erano stati concessi dalle banche di San Marino a debitori «esteri» (cioè principalmente italiani) e risultano concentrati nel settore dei «servizi»: attività a volte opache e spesso sostenute da garanzie deboli.

Se ne saprà di più entro gennaio: al vertice della banca centrale sono arrivati due economisti provenienti dalla Banca mondiale, lo svizzero-egiziano Wafik Grais come presidente e l’italiano Lorenzo Savorelli nel ruolo di direttore generale. I due, come raccomandato dall’Fmi, stanno per lanciare una revisione in profondità della qualità degli attivi della banche, delle loro pratiche di gestione e su quanto abbiano rispettato le regole su trasparenza e riciclaggio. L’esame sarà affidato a Boston Consulting Group e produrrà due risultati: tirerà fuori dagli armadi scheletri anche italiani, e darà la misura del capitale di cui hanno bisogno le banche. Una prima stima approssimativa è di 500 milioni di euro, oltre il 35% del Pil sanmarinese.

Sulla Rocca, in Europa e a Washington il punto fermo è che gli istituti di San Marino restano liquidi e pienamente operativi, ora e in futuro. Non si permetterà che la loro stabilità venga messa in dubbio. Lo stesso Fmi aveva indicato che alcune delle banche potrebbero avere bisogno anche di capitale pubblico, ma a questo punto non solo di San Marino: Fondo monetario e area euro possono offrire un contributo decisivo.

A San Marino lo si è capito e si prepara una trasformazione che dovrà procedere con la ricapitalizzazione delle banche. Il Paese dovrà abbandonare le pratiche opache, dal segreto bancario di fatto alla complicità nell’evasione. In contropartita San Marino è tentata dal modello irlandese di una tassazione di favore per le imprese che vi si stabiliscono. Incluse le molte dall’Italia che ora saranno tentate di farlo.

Federico Fubini

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