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San Marino, nuovo fisco a giugno

di Gabriele Frontoni 

Arriverà entro giugno la riforma tributaria di San Marino. I tecnici del governo stanno lavorando alacremente a una nuova ossatura della fiscalità della Rupe pensata per garantire maggiore equità a cittadini e imprese, allargando la base imponibile e valutando la possibilità di introdurre l'Imposta sul valore aggiunto (Iva). «Per troppi anni la nostra economia è stata sinonimo di opacità», ha ammesso il Segretario di Stato all'Industria, Marco Arzilli. «Adesso è arrivato il momento di dare una sterzata al Paese.

E a dimostrazione di questo, abbiamo messo in atto una serie di interventi che hanno rotto col passato indirizzando San Marino nella direzione indicata dall'Ocse». Prima fra tutte, la determinazione dell'esecutivo di passare al setaccio l'effettiva attività delle imprese per mettere alla porta le società di comodo e le scatole vuote che hanno trovato sulla Rupe una dimora sicura. «Esiste una legge che risale agli anni 60 che dispone la possibilità da parte del Congresso di Stato di sospensione o revoca di tutte le società che danneggiano l'immagine della Repubblica. Peccato che nessuno, fino a oggi, avesse pensato di applicarla. Per questo abbiamo istituito un nucleo speciale di polizia deputato a verificare la reale attività delle società registrate sul Titano». E i dati sono eclatanti. Soltanto nel 2010 sono state 339 le imprese che hanno chiuso i battenti sulla Rupe. E molte altre saranno costrette ad abbandonare il Titano, in maniera volontaria o per ordine delle autorità. Gli otto ufficiali dell'Ufficio Centrale di Collegamento (CLO) diventeranno dieci a partire da luglio e saranno chiamati a scandagliare il sistema economico richiedendo documenti e fatture che accertino l'effettivo lavoro delle società sul Titano. E coloro che faranno resistenza a presentare alle autorità quanto richiesto, saranno soggetti a una sanzione compresa tra mille e 10 mila euro, prima di passare la parola al Consiglio di Stato per valutare l'eventuale pregiudizio arrecato dalla società all'immagine di San Marino. «Oggi sulla Rupe c'è una trasparenza sconosciuta fino a qualche anno fa», ha continuato Arzilli. «C'è qualcuno che ha parlato di 3.200 scatole vuote ancora attive nel paese. In realtà si tratta di un numero del tutto inventato. A oggi sono rimaste soltanto pochissime società che operano senza dipendenti diretti. Ma serve comunque maggiore chiarezza su questi temi. Per questo stiamo pensando di raggruppare le norme fatte di corsa negli ultimi tempi, per consentire una lettura più semplice della legge». E cosa dire del problema dei frontalieri? «Si tratta di lavoratori che vivono da sempre in un limbo perché non sono regolati da un accordo specifico tra Italia e San Marino», ha continuato Arzilli. «Per questa ragione, sarei disposto a scendere a patti col governo di Roma sottoscrivendo un accordo specifico, magari scorporato da quelli parafati e non firmati. Ma per arrivare a un'intesa è necessario essere in due. E fino a questo momento non abbiamo registrato una grande collaborazione da parte dell'Italia».

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