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San Marino, inferno sul Titano

di Giorgio Ponziano  

Primavera calda. San Marino si ritrova in sciopero e davanti alle fabbriche, Fli (federazione lavoratori dell'industria) e Csu (centrale sindacale unitaria), cioè la Cgil-Cisl-Uil del piccolo Stato, inalberano striscioni con lo slogan: «Noi amiamo San Marino». Dopo gli anni d'oro da paradiso fiscale, San Marino è sul baratro di una crisi senza precedenti, perfino le casse delle banche languono dopo che con lo scudo fiscale sono tornati in Italia 5 miliardi di euro e la paura per le mosse anti-Titano del ministro Giulio Tremonti ha fatto il resto.

Occorre una riconversione profonda dell'economia ma i partiti sono divisi e si tergiversa. Alle richieste di incontro dei governanti Tremonti ha finora risposto picche e questa guerra non dichiarata da parte dell'Italia (stanca dei privilegi fiscali della mini-repubblica) incomincia a fare vittime: aziende che chiudono, banche in sofferenza, frontalieri (in 6 mila dalla Romagna vanno a lavorare a San Marino) sul piede di guerra. Due dati chiariscono il passaggio dal paradiso all'inferno del Titano. Primo: dalla tradizionale piena occupazione a 150 licenziamenti nel 2011 in 66 aziende. Secondo: la finanza pubblica per la prima volta dal dopoguerra registrerà un passivo a fine anno di 300 milioni di euro. Hanno incrociato le braccia anche i lavoratori di un'azienda storica, la Robopac, leader nella produzione di macchine per imballaggio: i soliti striscioni «Noi amiamo San Marino» ma anche una lettera ai Capitati Reggenti, massima autorità dello Stato: «Uno dei fattori di maggiore preoccupazione di tutto il mondo del lavoro è la crisi nei rapporti con l'Italia. Tra gli effetti dalla mancata firma degli accordi vi è la tassa sui frontalieri, che oltre a determinare una forte penalizzazione economica per i lavoratori non residenti, crea una ingiustificata sperequazione tra colleghi che svolgono le stesse mansioni lavorative».Sì perché uno dei primi provvedimenti d'emergenza è stata una tassa (200 euro l'anno) a carico di chi ogni giorno supera la frontiera per andare a lavorare a San Marino, che quindi si trova a pagare le tasse in Italia, a San Marino e ora anche un'addizionale.Una legge leghista e razzista la definisce il comitato dei frontalieri, che ha scritto anche al presidente Giorgio Napolitano: «Signor presidente, ci rivolgiamo a Lei per segnalare il nostro stato di disagio e di precarietà_. situazione aggravata dalla decisione del governo sammarinese di introdurre un nuovo prelievo fiscale nelle buste paga dei lavoratori sulla base della provenienza anagrafica». A San Marino, stretta nella morsa della crisi, si levano varie voci. C'è chi è realista: «È quasi certo che questa fetta di mercato finanziario che se n'è andato con lo scudo fiscale non rientrerà. È il sistema che si deve quindi riassestare puntando sulla capacità di offrire servizi di eccellenza» (Pasquale Valentini, segretario di Stato per le finanze). E chi velatamente minaccia: «Faremo sentire la nostra voce in tutti gli organismi internazionali e multilaterali in cui siamo presenti. Fermo restando che i rapporti con l'Italia rimangono di straordinaria importanza» (Antonella Mularoni, segretario di Stato per gli affari esteri). Ma vi è anche chi propone un collettivo esame di coscienza: «A San Marino ci sono 3.200 società senza dipendenti. Attraverso controlli sistematici sono state chiuse 54 società, non sono fiero di averlo fatto, ma era necessario, tra queste anche una società presente a San Marino da oltre 12 anni che aveva uno giro di esportazione verso l'Italia di 80 milioni senza avere una vera e propria struttura alle spalle. Dobbiamo essere coscienti che prima non era stato fatto nulla, c'era una sorta di 'cartello' che scientificamente operava sul territorio con queste finalità. Quando ho messo le mani in certe cose ho scoperto che c'è chi ha fatto fortuna alle spalle di San Marino portando danno al paese. Mi sono anche occupato delle frodi fiscali perchè portare via l'Iva all'Italia è stato un grande errore» (Marco Arzilli, segretario di Stato dell'Industria). La tensione sui tre colli sembra destinata a salire mentre con un colpo di fantasia una società partecipata dallo Stato sta aprendo la più grande sala europea per il poker Texas Hold'em, a cui ci si può iscrivere anche via web. La crisi ha fatto suonare un altro campanello d'allarme, quello delle infiltrazioni della criminalità organizzata. Roberto Ceccarelli, ucciso qualche settimana fa a Roma davanti al teatro delle Vittorie, era soprannominato «il sammarinese» perché aveva rapporti con la Repubblica, era nota la sua disponibilità di auto di grossa cilindrata targate San Marino, attraverso una società a lui collegata, la «Avi Rent», dagli affari sospetti e con sede qui. Ma c'è dell'altro. Il commissario della legge Rita Vannucci ha reso noto che nel 2011 sono già stati sequestrati 826 mila euro per indagini interne e un milione e mezzo per rogatoria in azioni di contrasto al riciclaggio di denaro proveniente da usura e traffico di droga. Non male per il terzo Paese più piccolo d'Europa (61 chilometri quadrati, 32 mila abitanti) che sta vivendo il periodo più nero della sua storia recente.

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