Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

San Marino, cara convenzione

Poco più di 3 milioni di euro. A tanto ammonterebbe la perdita di gettito per cassa dell’Erario della penisola nel caso dell’entrata in vigore della convenzione contro le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito tra Italia e San Marino a partire nel 2014. È il risultato della relazione tecnica al disegno di legge presentato il 18 dicembre scorso al parlamento dal ministro degli affari esteri, Giulio Terzi di Sant’Agata, insieme al ministro dell’economia e delle finanze, Vittorio Grilli, e al ministro dello sviluppo economico, Corrado Passera. Nello specifico, i tecnici hanno stimato una diminuzione del gettito pari a 320 mila euro l’anno legata all’applicazione dell’articolo 7 della Convenzione relativo alla tassazione dei redditi di impresa. «Dovendo procedere a una quantificazione degli effetti si considera prudenzialmente che si perderebbe la potestà impositiva su una quota pari al 20% degli importi imponibili delle prestazioni di lavoro autonomo a cui si riferiscono circa 280 mila euro di ritenute applicate (ovvero il 20% del complesso delle ritenute pari a 1,4 milioni di euro)». A queste somme vanno aggiunti 40 mila euro di ritenute su provvigioni corrisposte ad agenti e intermediari del commercio, portando così a 320 mila euro la massima diminuzione di gettito ipotizzabile per questa voce della convenzione. I tecnici hanno inoltre sottolineato la necessità di aggiungere a questi numeri una quota compresa tra i 180 mila e i 600 mila euro a seguito dell’introduzione delle nuove norme che dovrebbero andare a regolare la tassazione dei dividendi. «In tema di tassazione dei dividendi pagati da società italiane a soggetti fiscalmente residenti a San Marino, l’articolo 10 della Convenzione, introducendo alcune specifiche limitazioni all’applicazione della ritenuta, potrebbe ridurre in concreto il prelievo fiscale nel nostro paese in tutti i casi in cui la disciplina convenzionale si dimostrasse più favorevole di quella interna». Dall’esame dei dati delle dichiarazioni dei sostituti di imposta rilevati sul modello 770/2010 (ultimi disponibili) è emerso che nel 2009 su un totale di 4,2 milioni di euro di dividendi distribuiti a soggetti residenti a San Marino, 707 mila euro di dividendi non sono stati assoggettati ad alcuna ritenuta in uscita dall’Italia; 310 mila euro di dividendi hanno scontato una ritenuta o imposta sostitutiva del 12,5% per un totale di 39 mila euro (trattandosi presumibilmente di proventi relativi ad azioni risparmio); e 3,15 milioni di euro di dividendi sono stati assoggettati all’aliquota ordinaria del 27% per un totale di 850 mila euro. Incrociando questi dati con le nuove aliquote fiscali in vigore dal 2012, i tecnici del ministero sono arrivati a ipotizzare un calo potenziale delle entrate per questa categoria di imposte compresa tra i 180 e i 600 mila euro. «La diminuzione minima pari a 0,18 milioni di euro (0,7 milioni meno il 15% di 3,47 milioni) deriva dall’applicazione dell’aliquota convenzionale del 15% ai dividendi attualmente sottoposti alla ritenuta del 20%. In sostanza, si assume che tutti i dividendi distribuiti a società sanmarinesi siano assoggettati all’aliquota convenzionale del 15%. La diminuzione massima di gettito (600 mila euro) è stata invece calcolata considerando che i dividendi in uscita dall’Italia possano beneficiare dell’aliquota convenzionale pari a zero che si applicherebbe sul totale dei dividendi il cui beneficiario sia una società con partecipazione qualificata. La relazione tecnica ha inoltre evidenziato come le nuove norme sugli interessi corrisposti ai soggetti residenti a San Marino si possano tradurre in una riduzione del gettito fiscale italiano di 120 mila euro a cui andrebbe ad aggiungersi un ulteriore calo di 112 mila euro legato all’articolo 12 della convenzione sui canoni. Anche se la parte del leone (1,95 milioni di euro di tasse in meno) si riferisce all’articolo 13 relativo agli utili da capitale. «Questo ammontare è stato desunto considerando che le plusvalenze imponibili assommano potenzialmente al 25% dell’ammontare complessivo delle operazioni segnalate (39 milioni di euro in base ai dati del 2009), e quindi a 9,7 milioni di euro, e che le ritenute o imposte sostitutive versate siano in prevalenza del 20% e quindi pari a 1,95 milioni di euro». Infine, un calo di gettito per ulteriori 180mila euro si potrebbe avere in ragione dell’applicazione della disciplina convenzionale (art 22). Risultato, l’entrata in vigore della Convenzione andrebbe a pesare sulle casse dello Stato italiano per 3,282 milioni di euro.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

L’anno del Covid si porta via, oltre ai tanti morti, 150 miliardi di Pil. Ma oggi si può dire che...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Forte crescita dell’attività di private equity nei primi due mesi dell’anno. Secondo il dodices...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Goldman Sachs ha riavviato il suo trading desk di criptovalute e inizierà a trattare futures su bit...

Oggi sulla stampa