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San Marino blocca i rimpatri

Le banche di San Marino stanno bloccando i conti sammarinesi dei clienti italiani che hanno fatto la voluntary disclosure e che chiedono il trasferimento della liquidità su conti nel proprio paese.

La comunicazione è arrivata, secondo quanto risulta a Italia Oggi, a un contribuente italiano che dopo aver avviato la procedura di vountary disclosure ha inviato alla propria banca della Rupe la documentazione comprovante l’adesione al programma di emersione dei capitali. Per tutta risposta, invece di vedere il movimento dei fondi sul proprio conto italiano, si è visto recapitare un’informativa da parte della Banca Centrale della Repubblica di San Marino (l’autorità di vigilanza del Titano), che richiede all’autorità giudiziaria locale (il commissario della legge), il sequestro del rapporto bancario per «sospetta attività di riciclaggio».

Da qui lo stupore del contribuente che ha visto bloccato l’accesso ai propri conti per il fatto di avere avviato, ma non ancora portato a compimento, il rimpatrio dei capitali.

Il problema, in piena procedura di voluntary disclosure era emerso, ma con riferimento alla condotta da svolgere da parte degli istituti italiani. I dipartimenti fiscali e compliance di banche e fiduciarie si sono trovati di fronte a un dilemma: accettare gli attivi oggetto di voluntary disclosure a procedura conclusa, per evitare rischi di non conformità, sacrificando gli interessi commerciali, o strutturare processi in cui interessi commerciali e compliance coabitano.

Sempre restando sul fronte degli intermediari finanziari interni, a novembre l’associazione delle banche italiane (Abi) aveva condiviso al proprio interno un sondaggio sulla percezione della voluntary da parte delle banche italiane. Dal sondaggio era emerso che non c’era uniformità di comportamento ma si erano sviluppati degli orientamenti simili.

In particolare le somme provenienti dall’estero sono state inserite in rapporti dedicati ( conti liquidità o dossier titoli) in modo da mantenere una separazione tra i flussi rimpatriati e le disponibilità finanziarie domestiche. I rapporti, evidenziava il report, sono stati creati e alimentati solo dopo la presentazione dell’istanza da parte del cliente e la separazione con gli altri strumenti in banca è mantenuta fintanto che la procedura non possa considerarsi conclusa e cioè «fino a che non siano state definitivamente pagate tutte le somme richieste dall’amministrazione finanziaria della posizione fiscale del contribuente».

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