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Samsung, primo calo dal 2011

Una tempesta perfetta in cui alla crescente competizione sul mercato degli smartphone, si aggiunge una moneta locale (il won) in consistente rialzo, per non parlare del megabonus dato ai dipendenti per festeggiare i 20 anni delle nuova filosofia aziendale. È così che la coreana Samsung ha iniziato il 2014 nel peggiore dei modi: il gruppo, infatti, ha annunciato ieri che l’utile operativo e le vendite al dettaglio – per quanto riguarda l’ultimo trimestre del 2013 – saranno più deboli del previsto. Si tratta di dati peggiori anche rispetto alle previsioni degli analisti più cauti: il colosso tecnologico asiatico prevede un risultato operativo del trimestre a 8,3 mila miliardi di won (5,7 miliardi di euro), ben lontani da 10 mila miliardi attesi e in discesa del 18% rispetto ai 10,2 mila miliardi del trimestre precedente; le vendite, invece, saranno pari a 59mila miliardi di won (poco più di 40 miliardi di euro), contro i 61mila miliardi stimati dagli analisti.
Ma cosa è successo al gruppo dei record, capace di spodestare Apple dal gradino più alto fra i produttori di smartphone? Il principale problema riguarda il mercato dei telefoni di ultima generazione: in corso non c’è solo la battaglia fra il produttore coreano e gli americani di Cupertino; la diffusione degli smartphone a livello globale, infatti, ha portato sul mercato nuovi produttori low-cost, aumentando la concorrenza e abbassando notevolmente i margini. E per un gruppo che proprio sulla telefonia ha fondato i suoi ultimi progressi (con 2/3 di del risultato operativo assicurati dagli apparecchi Galaxy), questa situazione rischia di avere ricadute pesanti sulla redditività.
Un altro elemento da non sottovalutare, poi, è la corsa del won. La moneta sudcoreana, infatti, ha raggiunto di recente il livello massimo, da cinque anni a questa parte, sul dollaro. Un rafforzamento che minaccia di limare ulteriormente i profitti di Samsung il cui titolo in Borsa a Seul risente molto dell’andamento della valuta nazionale. Non è un caso che, nonostante l’annuncio negativo, ieri le azioni del colosso abbiamo limato le perdite (chiudendo -0,23%) proprio mentre l’ascesa del won rallentava.
Ciliegina sulla torta, per molti analisti, è infine il mega-bonus da 800 miliardi di won (più di mezzo miliardo di euro) distribuito ai dipendenti di tutto il gruppo per ricordare il ventennale del “new management” lanciato dal presidente Lee Kun-hee. Una svolta epocale nella storia aziendale che ha trasformato il gruppo da produttore di televisori di fascia media a leader dell’hi-tech globale. Eppure, nonostante i tanti traguardi raggiunti dal Kun-hee (che proprio questa settimana compie 72 anni), forse non era il momento per festeggiare, a maggior ragione con un bonus ben superiore alla forchetta fra 300 e 700 miliardi di won attesa dal mercato. Anche perché, come ha detto il presidente nel suo discorso di inizio anno, Samsung deve trovare ora nuovi modi per innovarsi, iniziando con l’abbandonare una cultura troppo incentrata sull’hardware. Una lezione già messa in atto dalla rivale Apple che, a differenza dei coreani, controlla il proprio AppStore; e fra vendite dirette di software e commissioni da sviluppatori terzi ha portato a casa lo scorso anno qualcosa come 3 miliardi di dollari.

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