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Samaras vara il governo di unità nazionale e si prepara a dare battaglia sull’austerity

ATENE— La Grecia vara il governo di unità nazionale e ora tocca all’Europa (e ad Angela Merkel) fare la prossima mossa nella delicatissima partita per il salvataggio di Atene. Antonis Samaras, leader dei conservatori di Nea Demokratia (Nd) usciti vincitori alle elezioni di domenica, ha giurato ieri davanti al presidente della Repubblica Karolos Papoulias. Guiderà un esecutivo forte di 179 seggi su 300, appoggiato dai socialisti del Pasok e dalla sinistra democratica di Kouvelis. «Faremo di tutto, con l’aiuto di Dio, per portare il paese fuori dalla crisi», ha promesso ieri il neo-premier che non avrà molto tempo per festeggiare la nomina. Il futuro del suo governo si giocherà infatti in buona parte al summit Ue di fine giugno quando «daremo battaglia per rinegoziare il memorandum», come ha preannunciato Evangelis Venizelos, segretario del Pasok. Atene chiederà una drastica revisione del piano d’austerità imposto dalla Troika in cambio di 240 miliardi di aiuti. Un percorso lacrime e sangue che ha fatto crollare il Pil del 20% in 4 anni e spedito la disoccupazione al 22%, in un circolo vizioso tagli-recessione di cui ancora non si riesce a intravedere la fine. Cosa risponderà l’Europa? Finora da Bruxelles e Berlino sono
arrivati segnali contrastanti. La Merkel – che ieri si è complimentata con Samaras invitandolo a Berlino – ha ribadito fino alla noia che il memorandum non si tocca e che Atene deve rispettare i suoi impegni. Le colombe però – che contano sui buoni uffici di Francois Hollande e Mario Monti – hanno iniziato un discreto pressing per dare un po’ di respiro alla Grecia. L’ipotesi più gettonata è un allungamento di due anni dei tempi per far quadrare i conti ellenici. Magari condonando in parte, come gesto di buona volontà verso Samaras, gli 11,5 miliardi di tagli che il nuovo governo dovrebbe varare entro fine giugno per
evitare il congelamento della nuova tranche di 7,9 miliardi di aiuti. Il complesso negoziato con la Troika è però solo il primo ostacolo davanti al nuovo governo. L’altro, altrettanto delicato, è quello della sua tenuta quando, inevitabilmente, sarà chiamato ad approvare nuovi capitoli del memorandum. «Tra 5 mesi torniamo a votare – vaticina convinta Maria Lazaridis, commessa al negozio di Zara in Panepistemiou –. L’esecutivo di Samaras è troppo eterogeneo per durare a lungo». Qualche ragione ce l’ha. Lo stesso premier, fino a un anno fa, era uno dei più acerrimi nemici del memorandum che oggi deve tradurre
in pratica (e non a caso i tedeschi diffidano di lui). Venizelos è da sempre suo avversario e guida un partito socialista che dopo due batoste elettorali è divisissimo. Dimar, la sinistra democratica di Kouvelis, ha predicato ancora ieri «un graduale disimpegno dal memorandum ». «Chi se la ride è la sinistra radicale di Syriza – assicura Yannis Kontoglou, studente di medicina –. Ha lasciato il cerino a Samaras e ai “vecchi” della politica. In caso di voto dopo un flop del governo farebbe saltare il banco». E a quel punto il memorandum verrebbe stracciato dal 37enne astro emergente della politica ellenica e la partita per tenere il paese nell’euro sarebbe molto più complessa.
Si vedrà. Per ora, intanto, nessuno ad Atene ha dubbi. La partita più importante del paese è domani a Danzica: Grecia-Germania. Angela Merkel sarà in tribuna. Forse la raggiungerà Samaras per tentare un disgelo sportivo. Novanta minuti al cardiopalma, che qui sotto il Partenone, dopo tre anni di lezioncine tedesche sul rigore, valgono oro. «Combatteremo con le unghie e con i denti» ha promesso il capitano della nazionale ellenica Costas Katsouranis. In palio c’è la permanenza nell’Euro (2012). Per l’altro euro l’appuntamento è una settimana dopo a Bruxelles.

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