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Salvo il registro imprese

Salvo il registro delle imprese. Il governo fa un parziale dietrofront sul proposito, che aveva messo in fibrillazione tutto il sistema camerale (si veda ItaliaOggi del 3/5/2014), di eliminare l’obbligo di iscrizione delle aziende alle Camere di commercio. In realtà, spiega l’esecutivo, l’obiettivo è «ridurre i costi che gravano sull’attività imprenditoriale, pur preservando il registro delle imprese».

Matteo Renzi tira dritto, invece, sulla licenziabilità dei dirigenti rimasti senza incarico. La risoluzione del rapporto di lavoro non scatterà subito, ma dopo un periodo di tempo in cui il manager pubblico riceverà solo la parte fissa della retribuzione. Nessuna concessione anche sul dimezzamento del monte ore dei permessi sindacali. «Il governo ritiene la misura necessaria» è il laconico commento contenuto nel documento che il ministro della funzione pubblica, Marianna Madia, ha trasmesso ai sindacati in prospettiva dell’incontro fissato per giovedì mattina. Il dossier di 11 pagine riprende le 44 proposte della «lettera ai dipendenti pubblici» con cui è stata avviata la consultazione online terminata il 30 maggio. E per ciascuna di esse l’esecutivo prova a convincere le organizzazioni maggiormente rappresentative del pubblico impiego della bontà delle misure ipotizzate anche alla luce dei rilievi sollevati dagli statali nelle 40 mila mail inviate al ministero.

Per esempio, viene confermato il dietrofront sull’esonero dal servizio. Misura impopolare su cui Renzi puntava per agevolare un progressivo ricambio generazionale nelle amministrazioni. Tuttavia, ammette, il ministro Madia, «recependo alcune difficoltà emerse dalla consultazione pubblica, abbiamo analizzato gli effetti prevedibili misurandone un ritorno marginale» a fronte di talune, paventate, «distorsioni». Di qui la decisione di abbandonare l’idea in quanto «non opportuna».

Tra le novità che dovrebbero confluire nei provvedimenti (un decreto legge con le disposizioni più urgenti sul pubblico impiego e un ddl con le altre misure), all’ordine del giorno del consiglio dei ministri di venerdì 13, ci sarà di sicuro l’abrogazione del nulla osta della p.a di appartenenza nei casi di mobilità volontaria. Parallelamente, scomparire l’obbligo di acquisire il consenso del lavoratore nella mobilità obbligatoria. Gli unici paletti che le pubbliche amministrazioni dovranno rispettare quando decidono di trasferire un lavoratore da un ente a un altro riguardano il mantenimento del trattamento economico e precisi limiti geografici.

Come nel lavoro privato anche in quello pubblico dovrà consolidarsi il principio («mai compiutamente affermato») secondo cui, per evitare l’esubero del lavoratore, questo possa essere assegnato a mansioni diverse. Il governo non esclude che l’affidamento a mansioni assimilabili possa essere cristallizzato attraverso una norma da inserire in sede di contrattazione collettiva.

E a proposito di contratti, nel dossier presentato ai sindacati trova conferma l’auspicio del ministro Madia, (si veda ItaliaOggi del 28/5/2014) di un superamento del blocco dei contratti. Il rinnovo della parte economica del Ccnl costituisce il 45esimo punto della piattaforma programmatica dell’esecutivo, anche se potrà essere affrontato solo dal prossimo anno.

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