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Salvi i tagli ai tribunali

No della Corte costituzionale al referendum abrogativo della riforma della geografia giudiziaria. La sentenza, emessa ieri dalla Consulta, blocca quindi l’iniziativa messa in piedi da nove regioni (Abruzzo, Piemonte, Marche, Puglia, Friuli Venezia Giulia, Campania, Liguria, Basilicata e Calabria), che chiedevano la possibilità di ricorrere al referendum popolare contro le norme sulla revisione delle circoscrizioni giudiziarie, che hanno cancellato, da settembre scorso, circa mille uffici giudiziari, tra tribunali minori, sezioni distaccate di corti d’appello e di giudici di pace (dlgs n. 155 e 156 del 2012). Soddisfazione da parte del ministro della giustizia, Anna Maria Cancellieri, che a margine del question time alla Camera ha dichiarato: «Vuol dire che la nostra linea è giusta e che dobbiamo andare avanti su questa strada». Secondo l’Organismo unitario dell’avvocatura, invece, la decisione della Consulta è «una scelta francamente incomprensibile e gravissima sul piano politico», afferma il presidente Oua, Nicola Marino, «è uno scontro frontale con la volontà popolare espressa dai Consigli regionali. Ricordo che oltre nove regioni si erano espresse a favore della convocazione di un referendum contro la pseudo riforma della geografia giudiziaria: un provvedimento che sta producendo solo confusione, enormi ritardi nei processi e ulteriori sprechi economici». L’Oua ha deciso la convocazione straordinaria, oggi a Napoli, degli stati generali della categoria «per decidere eventuali proteste». A parere dell’Unione delle camere civili, invece, la decisione della Consulta «ha evitato ulteriore caos per la giustizia», sottolinea il presidente Renzo Menoni, che ricorda come i civilisti siano stati «da sempre favorevoli alla revisione della geografia giudiziaria». Di tutt’altro avviso Fabrizio Cecchetti, vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia. «La bocciatura della Consulta», afferma, «è un segnale grave e preoccupante. Con questa sentenza lo stato dimostra indifferenza alla legittima richiesta di nove consigli regionali che hanno espresso preoccupazioni e istanze condivise anche dal Consiglio regionale della Lombardia. La Consulta dovrebbe rispettare la volontà degli enti locali e dei cittadini che chiedono sicurezza e presidi giudiziari».
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