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Salvati dal mutuo

Il contribuente può contestare l’accertamento sintetico provando in sede giudiziale che le spese sostenute per gli acquisti sono state finanziate con la stipula di contratti di mutuo, interventi economici di terzi o disinvestimenti. Lo ha precisato la commissione tributaria della Liguria, prima sezione, con la sentenza n. 65 del 25 maggio 2012.

Per il giudice d’appello, il contribuente ha dimostrato che i costi per l’acquisto dell’immobile erano stati sostenuti «nel periodo in cui l’attività commerciale dell’azienda era florida e consentiva così di affrontare una spesa rilevante per il pagamento della quota mensile del mutuo contratto». Inoltre, avevano dato un contributo alla causa l’aiuto economico di soggetti terzi (suocera), la vendita di beni e alcuni disinvestimenti.

Indagini finanziarie, movimentazioni bancarie, possesso di autovetture di pregio e immobili sono elementi sufficienti ad accertare un maggior reddito del contribuente, più in linea con il suo tenore di vita. Il possesso di determinati beni o la capacità di sostenere determinate spese costituiscono una presunzione legale delle potenzialità del soggetto che è sottoposto ad accertamento sintetico. La disponibilità di automobili, residenze principali o secondarie in Italia o all’estero sono elementi indicativi della forza economica del contribuente. Una volta accertati dall’amministrazione finanziaria, il giudice tributario può solo valutare la prova contraria che fornisce l’interessato per giustificare la provenienza delle somme che sono servite per l’acquisto di beni mobili e immobili (Suprema corte di cassazione, sentenza 16284/2007).

Con questa tipologia di accertamento, in effetti, il controllo della congruità delle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche è basato su dati certi. Dagli indici di capacità di spesa si arriva alla quantificazione del maggior reddito. Va ricordato però che per gli accertamenti relativi ai redditi per i quali il termine di dichiarazione non è scaduto al 31 maggio 2010, l’articolo 22, comma 1 del decreto legge 78/2010, convertito dalla legge 122/2010, che ha modificato l’articolo 38, ha stabilito che il fisco possa determinare sinteticamente il reddito complessivo del contribuente sulla base delle spese di qualsiasi genere sostenute nel corso del periodo d’imposta. A meno che il finanziamento è avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d’imposta, o con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o, comunque, esclusi dalla formazione della base imponibile. Unico presupposto per l’accertamento è che il reddito così determinato sia superiore di almeno un quinto a quello dichiarato.

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