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Il salvataggio pubblico di NordLb a caccia del via libera di Bruxelles

Non è un bail-out e non è un bail-in. Il piano di salvataggio di NordLB, una delle cinque più grandi Landesbanken con 150 miliardi di assets, è approdato nei giorni scorsi infine sul tavolo della Commissione europea e dell’SSM portandosi dietro le peculiarità del sistema bancario tedesco: gli azionisti della banca sono pubblici e quindi, scartata l’ipotesi dell’ingresso di due fondi di private equity, a farsi carico dell’iniezione di capitale necessaria a riportare la banca in linea con i requisiti minimi di capitale saranno lo Stato della Bassa Sassonia (fino a 1,5 miliardi) e le Sparkassen (fino a 1,2 miliardi). Ma non è bail-out: gli azionisti, pubblici o privati che siano, sono i primi ad essere chiamati a farsi carico di un buco, dopo aver riscosso dividendi negli anni passati. Il bilancio 2018 di NordLB si sarebbe chiuso con una perdita di 2,7 miliardi e un conseguente «sforamento temporaneo» del target del capitale prudenziale: la vigilanza Bce ha dato tempo fino alla fine di gennaio per sanare la situazione tempestivamente e definitivamente.
In questo salvataggio di stampo pubblico, gli azionisti di NordLB devono ora fare di tutto per evitare la bocciatura di Bruxelles, ovvero, il marchio dell’«aiuto di Stato». Il disco verde della Commissione europea, infatti, arriverà solo se il business plan risulterà una soluzione di stampo privato, se il piano supererà il cosiddetto «private investor test». Gli azionisti, per quanto tutti pubblici, dovranno dimostrare che la loro soluzione è «pari passu», fatta alle stesse condizioni che avrebbero spuntato gli investitori privati, senza scorciatoie o favoritismi classici del pubblico.
Lo Stato della Bassa Sassonia, che detiene il 59,13% di NordLB sofferente per un portafoglio da 7 miliardi di prestiti in stato di default e altri 3,2 miliardi a rischio alto o molto alto legati al settore shipping (rapporto sofferenze/total assets al 4% nel 30 settembre 2018) , ha elaborato un «salvataggio» per centrare i due obiettivi richiesti dall’SSM, organo di supervisione europea: 1) rispetto dei requisiti sul capitale prudenziale in tempi rapidi e con un percorso temporale ben identificato; 2) un business plan solido, fattibile, sostenibile nel lungo periodo per rimettere la banca in condizione di generare utili. Di questo piano sono trapelati alcuni elementi: riduzione del personale (ora 6000 addetti) e del bilancio da 150 a 100 miliardi, vendita dei NPLs, CET1 al 14 %. Tra tutti, il fattore al quale tiene di più lo Stato della Bassa Sassonia ha un sapore più politico: «Non verranno toccati i soldi dei contribuenti», va dicendo in lungo e in largo il ministro delle Finanze Reinhold Hilbers (Cdu) attingendo a un fondo di investimento dello Stato che investirà (con quali soldi?) nel capitale di NordLB mirando ai dividendi futuri.
Bruxelles sta studiando il dossier NordLB: gli aiuti di Stato possono celarsi tra le pieghe. Se la Commissione darà il suo ok, allora a chiudere il cerchio sarà l’SSM che dovrà dare il suo disco verde finale anche al nuovo assetto azionario. Gli attuali azionisti dovrebbero essere confermati, cambieranno solo le quote: Bassa Sassonia (59,13%), Sassonia Anhalt (5,57%), Sparkassen di Bassa Sassonia (26,36% + 5,28%) e Meclemburgo Pomerania (3,66%).
Il caso NordLB ha tuttavia implicazioni più ampie. Ancora una volta il pilastro pubblico Landesbanken-Sparkassen si chiude a riccio per lavarsi i panni sporchi in casa. Ma il mercato del credito sta cambiando e la Germania inizia a chiedersi fino a che punto il sistema attuale suddiviso rigidamente in tre pilastri possa funzionare: perché non fondere le Landesbanken? Perché non creare vasi comunicanti tra la raccolta formidabile del le Sparkassen e i servizi altamente sofisticati delle banche private in difficoltà perché tagliate fuori dal mondo delle casse di risparmio?

Isabella Bufacchi

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