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Salvataggio di Pop Bari, scintille tra renziani e 5 Stelle

All’indomani dei tre giorni decisivi della crisi della Popolare di Bari (dal commissariamento di venerdì 13 dicembre al decreto di domenica 15) la temuta fuga da panico dei correntisti non c’è stata. Almeno non nelle proporzioni temute, sebbene sia ipotizzabile che parte dei depositi abbia preso la direzione di altre banche. Anche online, senza ressa agli sportelli.

Ma se il decreto che ha stanziato 900 milioni «per il sostegno al sistema creditizio del Mezzogiorno» ha avuto gli effetti sperati sui correntisti, restano invece preoccupati azionisti, obbligazionisti e dipendenti, con i sindacati che hanno chiesto un incontro tempestivo ai commissari, annunciando per oggi un sit-in sotto la sede dell’istituto.

 

Sul fronte politico il day after del salvataggio della Pop Bari ha fatto detonare le tensioni che avevano attraversato tutto il weekend. Il M5S ha fatto trapelare irritazione per la scelta, da parte della Banca d’Italia, di Antonio Blandini (con Enrico Ajello) come commissario: il professore universitario era già stato indicato da Bankitalia nel comitato di sorveglianza nel commissariamento di Tercas, l’istituto abruzzese entrato poi nell’orbita della Pop Bari. Il cui salvataggio ha fatto alzare i toni del duello tra il M5S e Italia viva. Ha cominciato Luigi Di Maio: «Sono salvi i risparmi dei cittadini, nessuna pietà per i manager disonesti e gli amici degli amici. Anche se vi diranno il contrario». E Renzi lo ha detto, il contrario: «Per anni il M5S ci ha attaccato con l’accusa di essere amici dei banchieri, quando noi per il salvataggio di Etruria abbiamo messo zero fondi pubblici e invece ora si mettono 900 milioni. Ma quando c’è una banca in crisi, si salvano i risparmiatori. Noi su questo non abbiamo cambiato idea. Lo hanno fatto altri che ci hanno massacrato in passato. Se l’ipocrisia dei 5 Stelle è evidente, la nostra responsabilità è più grande della loro ipocrisia». Nel ping pong di accuse si è inserito anche il sottosegretario all’Interno, il pentastellato Carlo Sibilia: «Nessuno di noi al governo ha parenti nel cda della banca, e l’attuale ministro per i Rapporti con il Parlamento non è dovuto uscire dal Consiglio dei ministri per astenersi», con evidente riferimento a Maria Elena Boschi.

Sul fronte europeo, se l’Antitrust aspetterà che il Mediocredito centrale intervenga concretamente nel salvataggio per dire la sua, Andrea Enria, presidente del Consiglio di vigilanza della Bce, ha sottolineato di essere informato sulla vicenda dalla Banca d’Italia. Che, dal suo canto, si è difesa dalle accuse di non avere vigilato, evidenziando di aver condotto su Pop Bari «accertamenti ispettivi» già nel 2010, con «valutazione parzialmente sfavorevole».

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