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Salvataggio Mps, la Borsa crede allo spacchettamento

Su Mps tornano a farsi più nette le voci di una sistemazione da parte del governo con un piano che prevederebbe una separazione delle attività tra più soggetti acquirenti, non solo Unicredit ma anche un eventuale partecipazione di Mcc. Ieri il titolo ha vissuto una crescita del 6,64% a 1,28 euro (anche se nel corso della seduta ha toccato punte superiori all’8%) sulle indiscrezioni sul riassetto dell’istituto.

Nei giorni scorsi sono intervenute in questo senso anche alcune dichiarazioni di Bernardo Mattarella, amministratore delegato del Mediocredito Centrale (banca al 100% pubblica), che a Repubblica ha affermato che il suo istituto sarebbe disposto a intervenire, ad esempio rilevando alcune filiali del Sud. In questo contesto Unicredit — la banca con cui sono intavolate trattative ufficiose da parte del Tesoro, azionista al 64% di Mps — prenderebbe la parte più consistente di Siena, ovvero l’area toscana e del centro-Italia e il nordest.

Secondo alcune indiscrezioni di fonti a conoscenza del dossier, il Tesoro vorrebbe arrivare a impostare un’operazione prima dei risultati degli stress test, attesi entro fine luglio. Restano tuttavia ancora diversi nodi da chiarire. C’è innanzitutto il tema della dote fiscale a favore di Unicredit. Attualmente per poter godere dei vantaggi previsti dalla trasformazione delle cosiddette «dta» in crediti fiscali (pari oggi a 2 miliardi per Mps), bisogna prendere il controllo della banca entro dicembre e arrivare alla fusione entro giugno 2022. In discussione nel DL Sostegni bis c’è un allungamento dei termini e del bonus fiscale nonché l’uso questi benefici non una volta sola ma per tutte le fusioni effettuate nel periodo di tempo coperto dalla legge. Sarebbe un modo, secondo gli osservatori, per consentire alla banca guidata da Andrea Orcel di rilevare sia Mps sia eventualmente anche Banco Bpm. Ma non è ancora detto che la norma resti nel testo che sarà portato domani in consiglio dei ministri: la Lega lo vorrebbe stralciare. Il tavolo è ancora aperto.

C’è poi il tema delle cause legali: il nuovo fronte giudiziario che si è riacutizzato a Milano dopo la perizia degli esperti del gup Guido Salvini secondo i quali Mps avrebbe ritardato l’iscrizione di npl per 11,6 miliardi rischia di essere una nuova tegola per il patrimonio della banca. Per questo da più parti si torna a parlare della necessità di circoscriverle — le forme tecniche sono già state individuate — e di chiudere una transazione con la Fondazione Mps, il cui petitum vale 3,8 miliardi sui 10 attualmente pendenti.

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