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Salvataggio greco più caro per i creditori

di Beda Romano

L'accordo sul salvataggio della Grecia, raggiunto dopo 13 lunghe ore di negoziato nella notte tra lunedì e ieri, ha provocato sentimenti contrastanti, tra l'ottimismo di chi spera possa rivelarsi una svolta e la preoccupazione di chi teme nuove ricadute. I mercati ieri sono rimasti nervosi, in attesa anche di capire se all'intesa greca verrà associato l'atteso rafforzamento del fondo di stabilità Esm.
L'establishment politico europeo ha accolto con un sospiro di sollievo il nuovo programma a favore della Grecia. Prevede una riduzione del debito pubblico di 107 miliardi di euro, a cui si aggiungono 130 miliardi di prestiti da qui al 2014. L'obiettivo è di garantire liquidità a un Paese mediterraneo che negli ultimi due anni ha perso l'accesso ai mercati ed è caduto in una gravissima recessione.
L'accordo deve permettere «di garantire il futuro del Paese nella zona euro», ha detto il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker. I dubbi però non mancano: l'ammontare dei nuovi prestiti è di 130 miliardi di euro, ma la quota del Fondo monetario internazionale sarà minore del previsto (appena 13 miliardi?) con il rischio di imporre un sovrapprezzo ai Paesi e complicare il processo di ratifica, per esempio in Germania.
Le banche creditrici sono state caute, costrette a contribuire più del previsto al salvataggio quando i Governi hanno scoperto che le stime della troika prevedevano un calo del debito greco dal 164 al 129% del Pil entro il 2020, anziché al 120% come anticipato. L'International Institute of Finance, ha accettato una riduzione del valore facciale delle obbligazioni dal 50 al 53,5%, tale da portare il debito al 120,5% del Pil.
L'intesa, ha spiegato Charles Dallara, il presidente dell'organismo che raggruppa le banche a livello mondiale, non è «una svolta definitiva». Ha aggiunto però: «Si inserisce in un processo di cambiamento». Interpellato sulla reale volontarietà dell'accordo, che deve essere accettato dai mercati, Dallara ha risposto: «Speriamo che ci sia una possibilità molto bassa che la ristrutturazione non si chiuda su un processo volontario».
Dal canto suo, il commissario agli affari monetari Olli Rehn ha ribadito che l'intera operazione greca è una tantum, e non verrà applicata ad altri Paesi sotto programma, come l'Irlanda o il Portogallo. Perentorio invece Antonio Garcia Pascual, economista di Barclays Capital, riferendosi alle dinamiche del debito: «È difficile immaginare che la Grecia possa tornare sul mercato nel 2015».
Chi ha partecipato alle discussioni nella notte tra lunedì e martedì ha raccontato degli scambi nervosi tra i ministri. A chiedere esplicitamente, e in numerose occasioni, un aumento del contributo dei creditori privati al salvataggio della Grecia è stato il ministro delle Finanze olandese Jan Kees De Jager. A riunione conclusa, l'uomo politico ha espresso nuovi dubbi: «I rischi legati all'adozione del nuovo piano sono molto elevati».
Dietro a questa frase anodina di De Jager si nasconde una preoccupazione di molti diplomatici e ministri. Riuscirà finalmente la Grecia a modernizzare la propria economia? L'accordo dell'Eurogruppo prevede un rafforzamento del ruolo della Commissione ad Atene, con il compito di monitorare, consigliare, indirizzare. A conferma della sfiducia, in un conto di garanzia Atene dovrà versare gli interessi sui prestiti ricevuti.
Agli occhi di molti osservatori l'accordo dà alla zona euro una boccata di ossigeno; poco di più. Non c'è solo prudenza nelle reali capacità greche di rimettere ordine nella loro economia. C'è anche il sospetto che la strategia riposi su gambe troppo fragili. La troika prevede che il Paese torni a crescere solo nel 2014, dopo un nuovo anno di recessione (nel 2012) e un anno di stagnazione (il 2013).
A questo punto, da più parti, la speranza è che i governi trovino un accordo per rafforzare l'Esm, da usare per evitare contagi. L'obiettivo è di triplicare la dotazione oggi di 500 miliardi di euro, attraverso un aiuto anche del Fondo monetario internazionale, e magari la possibilità di offrire al fondo di stabilità la licenza bancaria che gli permetterebbe di accedere alla Banca centrale europea. Per ora, la Germania è lenta a dare il suo benestare.
Intanto il presidente americano Barack Obama ha telefonato al cancelliere tedesco Angela Merkel per congratularsi per l'accordo siglato sulla Grecia e per «i passi positivi» effettuati per risolvere la crisi del debito. Lo riferisce il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, secondo il quale tra i «passi positivi» Obama ha citato le riforme in Italia e Spagna.

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