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Salvataggio Cipro, prelievi fino al 40%

Un’altra giornata di tensione nell’applicazione del piano per la ristrutturazione del debito di Cipro, che secondo il ministro delle Finanze cipriote Michalis Sarris potrebbe coinvolgere fino al 40% dei depositi dei grandi correntisti. Mentre da Francoforte Benoît Coeuré, membro francese nel board della Bce, è intervenuto di prima mattina per calmare i mercati, bocciando come «sbagliata» la dichiarazione di Cipro come «modello» per la risoluzione delle banche europee in difficoltà, fatta dal capo dell’Eurogruppo, l’olandese Jeroen Dijsselbloem lunedì sera. In quanto, ha spiegato il banchiere centrale francese in un’intervista alla radio francese Europe 1, «la situazione a Cipro aveva raggiunto un livello non comparabile a qualsiasi altro Paese», con i bilanci del settore bancario equivalenti a sette volte il Pil dell’isola. E in serata è intervenuto da Parigi anche il presidente francese François Hollande, in occasione della visita del premier spagnolo Mariano Rajoy, sostenendo che Cipro è un «caso specifico, unico ed eccezionale» e che pertanto «la garanzia sui depositi bancari deve essere un principio assoluto e irrevocabile».
Ma il tema della risoluzione delle banche, in via di approvazione da parte del Parlamento europeo, sta dividendo l’Europa. In favore di Cipro come «modello» è intervenuto ieri il premier finlandese Jyrki Katainen, sostenendo, in analogia con la Cancelliera Angela Merkel, che «l’unione bancaria dovrebbe includere l’idea del “bail-in”», del coinvolgimento degli investitori privati nel fallimento di una banca, auspicando il ritorno a «una normale economia di mercato». Mentre il ministro degli Esteri lussemburghese Jean Asselborn, parlando per i Paesi piccoli, con una finanza molto sviluppata, ha accusato la Germania di «egemonia», ammonendo che «non deve avere il diritto di decidere sul modello di business per altri Paesi»
Nel frattempo, giungevano da Nicosia le notizie di prime conseguenze del piano di salvataggio da 10 miliardi, con l’aggiunta delle perdite dei grandi correntisti con depositi superiori ai 100 mila euro e degli azionisti della Laiki Bank, che sarà chiusa, mentre la parte sana della banca sarà fusa con la numero uno Bank of Cyprus. Dalla fusione, secondo il governatore della Banca centrale di Cipro Panicos Demetriades, nascerà «una banca molto forte», che «avrà accesso ai finanziamenti normali e non alla liquidità di emergenza della Bce». Ma da quest’ultima dipende ancora il sistema bancario cipriota. E secondo indiscrezioni del quotidiano tedesco Die Welt, la Banca centrale nazionale di Cipro ha chiesto alla Bce fondi di emergenza aggiuntivi dallo sportello di emergenza per 2,5-3 miliardi, per le banche piccole e non per le due grandi in ristrutturazione. Nel frattempo, a ridosso della riapertura dei grandi istituti attesa per domani, il presidente di Bank of Cyprus Andreas Artemi ha rassegnato le dimissioni, in disaccordo con il piano di salvataggio. E sempre ieri, l’agenzia Fitch ha annunciato l’intenzione di voler declassare il rating di Cipro — pari a B, assai basso — a causa delle «implicazioni profondamente negative» per l’economia del Paese.

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