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Salvataggio banche, due pesi e due misure dall’Ue

Gli azionisti di minoranza subiranno le perdite legate al salvataggio della banca tedesca Hsh Nordbank. Quest’ultima, diversamente da quanto per ora concesso all’Italia, ha potuto beneficiare di misure paragonabili ad aiuti di stato (proibiti dal trattato), ritenute però dalla Commissione europea compatibili con il mercato interno. Nel giorno in cui il consiglio dei ministri potrebbe venire a capo dei due decreti che recepiscono la direttiva europea 2014/49 sul risanamento degli enti creditizi, i tempi si fanno stretti per l’intervento da parte del Fondo interbancario di tutela dei depositi sui quattro istituti italiani a rischio default. A banca Etruria, banca Marche, CariFerrara e CariChieti serve infatti un intervento complessivo di circa 2 miliardi di euro prima della fine dell’anno. L’entrata in vigore della norma sul bail in è inderogabilmente fissata al 1° gennaio 2016, periodo entro il quale il Governo italiano dovrà sciogliere in nodi che bloccano la Commissione europea, per evitare l’applicazione della norma di risanamento interno poco dopo la sua entrata in vigore: l’Ue teme che un intervento massiccio da parte del Fondo, seppur finanziato dal contributo privato delle banche, possa sfociare in aiuto di stato e forzare i compiti al quale il Fondo è preposto. «È bene che la Commissione specifichi le sue perplessità» ha quindi incalzato ieri il presidente di Abi, Antonio Patuelli. Nel caso in cui l’Europa non desse il via libera, come ricordato lo scorso ottobre dal presidente del Fondo, Salvatore Maccarone, i depositi garantiti da rimborsare ammonterebbero a circa 12,5 miliari, una cifra che «il Fondo non ha e non avrà mai».

La tematica è più che mai attuale alla luce di quanto disposto ieri dal Tribunale dell’Ue con la Sentenza nella causa T-499/12, che ha respinto il ricorso di due azionisti di minoranza della banca Hsh Nordbank. Nel 2011, la Commissione ne ha autorizzato il salvataggio, prevedendo una ricapitalizzazione di 3 miliardi di euro mediante emissione di azioni (integralmente sottoscritte dall’azionista di maggioranza Hsh Finanzfonds, istituto pubblico), una garanzia di rischio di 10 mld concessa dai Länder di Amburgo e dello Schleswig-Holstein, e una garanzia di liquidità di 17 mld concessa dal fondo speciale tedesco per la stabilizzazione dei mercati finanziari. Un iter che ha portato il peso del capitale in mano ai suddetti azionisti dal 25,67% del totale al 9,19%, che tuttavia non potranno opporsi.

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