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«Salvataggio Alitalia, sul tavolo 2.400 posti in meno»

Il governo apre il dossier Alitalia, che venerdì porterà la proposta di Etihad per investire 560 milioni nel vettore italiano (500 milioni subito, 60 l’anno prossimo) acquisendo fino al 49% del capitale. Ma intanto scoppia il caso Malpensa. 
Tra le condizioni imposte dalla compagnia emiratina figura il nodo della riduzione dei dipendenti, oggi circa 12.800 (14 mila se si includono i contratti a tempo determinato). «Da quel che posso capire c’è una valutazione intorno ai 2.400-2.500 esuberi, per quelle che sono le risultanze pubbliche, poi la discussione di merito ci sarà quando Alitalia e le parti sociali discuteranno il piano», ha affermato ieri il ministro del Lavoro Giuliano Poletti. E ha ricordato che sul confronto «c’è una regia del ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi». Ma il suo ministero «è a disposizione per la parte che gli compete, che è quello degli ammortizzatori sociali». Sui costi il ministro non si sbilancia «perché c’è un fondo volo che è nelle disponibilità del ministero delle Infrastrutture che viene utilizzato per questa tipologia di intervento. Bisogna capire come questa situazione si configurerà non essendoci ancora un accordo», spiega. Ma l’arrivo del cavaliere arabo, che metterà fine all’avventura dei capitani coraggiosi, cominciata nel 2008 con 7 mila esuberi messi in cassa integrazione per 7 anni, finirà ancora una volta per pesare sui contribuenti italiani.
Da parte loro, i sindacati per ora sono estremamente cauti, sapendo che Etihad è l’ultima spiaggia per la sopravvivenza di Alitalia. Nessun commento della segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, prima di aver visto il piano. Parlare è prematuro, ribadisce il leader della Cisl, Raffaelle Bonanni. Di sicuro «non ci saranno barricate», si limita ad affermare Luigi Angeletti della Uil, perché «evitare un accordo è una mossa azzardata e molto pericolosa». L’incontro con l’azienda sul piano è in programma la prossima settimana.
In attesa resta anche l’Unione Europea, messa in guardia dai concorrenti Lufthansa e British Airways, che temono l’arrivo in forza della compagnia araba sul cieli continentali. Ieri la Commissione ha ricordato che il governo italiano deve garantire che non solo la maggioranza azionaria, ma l’effettivo controllo siano in mano europea. «Spetta alle autorità italiane che hanno concesso la licenza, effettuare una valutazione e garantire che il controllo rimanga europeo — ha spiegato Helen Kearns, portavoce del commissario ai trasporti, Siim Kallas — tuttavia, la Commissione può, se necessario, come ha fatto in altri casi, richiedere la relativa documentazione per assicurarsi che il diritto comunitario sia stato rispettato».
Sul piede di guerra sono invece i politici milanesi, dopo alcune voci su un’ipotetico smantellamento di Malpensa. Sarebbe «una follia ridurre Malpensa, che è la porta d’accesso per l’Expo», ha detto il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, paventando per l’indotto il doppio degli esuberi stimati da Poletti per Alitalia e ha preannunciato un incontro di chiarimento con il ministro Lupi. «Malpensa non può e non deve essere in alcun modo penalizzata dall’eventuale accordo Alitalia-Etihad. Lo scalo deve essere, invece, rilanciato e rafforzato, soprattutto in vista di Expo, ma anche per il futuro del nostro territorio», ha ribadito da Dubai il sindaco Giuliano Pisapia. Ipotesi però smentita categoricamente da Alitalia, che ha negato «qualsivoglia volontà di chiudere o ridurre le sue attività all’aeroporto di Milano Malpensa». Al contrario, «vogliamo rafforzare lo scalo con nuovi collegamenti intercontinentali, proprio in vista di Expo, e soprattutto con una maggiore presenza nel cargo», spiega l’amministratore delegato Gabriele Del Torchio. Ma anche su vertice Alitalia ieri circolavano rumors: Silvano Cassano, ex Benetton e Navi Veloci, oggi consulente negli Emirati Arabi Uniti, potrebbe diventare il prossimo ad, e Luca Montezemolo il presidente, al posto di Roberto Colaninno.

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