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Salvataggio Alitalia, il «sì» delle banche

Intesa delle quattro banche creditrici di Alitalia sulla ristrutturazione del debito, in vista dell’acquisizione di Etihad. «Tra di noi c’è accordo unanime, siamo a posto», annuncia l’amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, dopo oltre 10 ore di trattative con i rappresentanti di Cai e i delegati delle altre banche: Intesa Sanpaolo, Banca Popolare di Sondrio e Mps. Intanto la Cgil va verso il «no» all’accordo sugli esuberi.
I dettagli dell’operazione non sono ancora stati divulgati, ma di certo Etihad ha ottenuto la rinuncia a un terzo dei 565 milioni di vecchi crediti vantati. In più Unicredit e Intesa Sanpaolo convertiranno la parte restante del loro credito in capitale dell’attuale compagnia guidata da Gabriele Del Torchio. Spetterà inoltre alle banche il compito di mettere a disposizione 200 milioni a garanzia del contenzioso pregresso. Come previsto nel piano finanziario della compagnia araba, verranno aperte altre 300 milioni di nuove linee di credito, con la possibile collaborazione di altri istituti.
Riguardo alla possibile chiusura di un’intesa con Etihad, l’amministratore delegato di Alitalia Del Torchio fa notare che per «domani (oggi ndr ) non è previsto, non è in agenda». Comunque l’accordo con le banche è un passo decisivo per arrivare alla firma definitiva — attesa nei prossimi giorni — per l’ingresso degli arabi nel capitale dopo il patto siglato sabato da Cisl, Uil e Ugl e le sigle del volo sugli esuberi. «Assolutamente niente è in discesa, però, è una bella premessa — commenta Del Torchio —. Mi auguro che ci sia unità da parte dei sindacati».
Ma la Cgil punta i piedi: la sua contrarietà sarebbe basata sul fatto che i dipendenti in uscita, secondo il sindacato, sono in realtà molti di più dei 954 destinati alla mobilità. Per l’organizzazione guidata da Susanna Camusso, infatti, a questi andrebbero aggiunti i 681 che entro dicembre sono destinati, in base all’accordo, a essere assorbiti da società esterne. La Cgil sostiene che sulla ricollocazione di questi 681 non c’è alcuna garanzia scritta. L’argomento è al centro di riunioni che il sindacato organizza oggi in tutte le strutture connesse al trasporto aereo per valutare, insieme ai lavoratori, la portata dell’intesa: domani si saprà la decisione finale, ma il «no» appare probabile. Per la Cgil l’accordo di sabato costituisce «un precedente gravissimo che non possiamo accettare» perché l’iter tradizionale delle ristrutturazioni sarebbe stato stravolto: Alitalia Cai in sostanza licenzierà centinaia di lavoratori e poi effettuerà il trasferimento del ramo d’azienda a Etihad, mentre di solito avviene il contrario, a tutela dei lavoratori. La Cgil dubita che palazzo Chigi sia davvero intenzionato a chiudere la trattativa, come minacciato domenica dal ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, senza prima avere incassato il «semaforo verde» anche dell’organizzazione di Corso d’Italia.
Segnali di distensione e di dialogo vengono da Giovanni Luciano, segretario generale della Fit-Cisl: «Con grande forza chiediamo a tutti di fare la loro parte responsabilmente, come abbiamo fatto finora e come stiamo facendo ancora oggi al tavolo del contratto nazionale e della riduzione del costo del lavoro in azienda». Il nuovo contratto del trasporto aereo, in sede di accordo aziendale, porterebbe al risparmio di 31 milioni sul costo del lavoro. «Sarebbe delittuoso — sottolinea Luciano — far fallire tutto per interessi particolari proprio a un passo dal traguardo».

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