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Salvataggio Alitalia con Etihad Arrivano più soldi dai soci

Fare presto. E dare nuovo «ossigeno» a Alitalia. Le ragioni che spingono gli azionisti della compagnia a non perdere neanche un minuto sono principalmente due. Strettamente correlate tra loro. Oggi scadono i termini per l’accordo con Etihad. James Hogan, amministratore delegato della compagnia emiratina, due giorni fa ha tracciato in una lettera l’elenco delle questioni a cui urge dare soluzione immediata. Il punto principale è spietato nella sua semplicità. Hogan teme che Alitalia non abbia sufficiente liquidità per arrivare al closing con Etihad, previsto in autunno (sono necessari alcuni adempimenti, tra cui il via libera dell’Antitrust). 
Non a caso, i soci di Cai, la holding chiamata a ricapitalizzare Alitalia, ieri hanno accettato di rimettere mano al portafogli e predisporre un ulteriore aumento di capitale da 50 milioni di euro. Com’è noto l’assemblea del 25 luglio ha approvato un aumento da 250 milioni. La voragine nei conti del vettore richiede ulteriori risorse che Etihad, pronta a investire 560 milioni di euro sull’attività futura, non ha alcuna intenzione di sborsare. Il timore dei soci, in assenza dell’accordo nelle prossime ore, è di vedersi costretti a iniettare di continuo capitale dentro la compagnia. Ecco perché già oggi verrà convocato a stretto giro (entro il fine settimana)il consiglio di amministrazione a cui seguirà una nuova assemblea. L’obiettivo è deliberare l’ulteriore ricapitalizzazione entro il 5 agosto e chiudere con Hogan, scongiurando altre richieste di denaro.
I prossimi giorni saranno necessari a reperire i soldi che mancano all’appello. Ieri al vertice a Palazzo Chigi tra i vari attori della partita si è tenuta una prima conta. Durante l’incontro, a cui hanno partecipato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, per Alitalia l’amministratore delegato Gabriele Del Torchio, l’amministratore delegato di Poste, Francesco Caio, il direttore finanziario di Atlantia, Giancarlo Guenzi, in collegamento telefonico il numero uno di Unicredit, Federico Ghizzoni, e il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, il conteggio delle risorse disponibili sarebbe arrivato a quota 294 milioni di euro. Nel dettaglio, Unicredit metterà 57 milioni, Intesa farà la sua parte con 85 milioni, a cui vanno aggiunti i 57 milioni di Atlantia e i 25 milioni di Roberto Colaninno e altri soci. Totale 224 milioni a cui vanno aggiunti i soldi che dovrà versare Poste Italiane. Caio, dopo l’ennesimo sfibrante negoziato, ha aumentato l’importo dagli iniziali 40 a 70 milioni di euro (5 milioni in più rispetto a due giorni fa). Su una questione però è irremovibile: quei soldi non intende investirli nella vecchia Alitalia, garantendo debiti e contenziosi pregressi. Le argomentazioni di Caio poggiano su basi chiare.
Il rischio che l’investimento si configuri come aiuto di Stato e la necessità di sottoscrivere un’operazione credibile in vista della quotazione in borsa di Poste. Argomenti che, tuttavia, non hanno finora superato l’ostacolo degli altri soci, a cui non va l’idea di un trattamento di favore per il gruppo postale. E’ questo, del resto, un aspetto cruciale su cui chiede chiarezza lo stesso Hogan. Intorno alla midcompany , società cuscinetto tra la vecchia e la nuova Alitalia, dove Caio intende versare i soldi, gravano ancora alcune problematiche tecniche e fiscali irrisolte. Ieri durante il vertice è stato ribadito da parte degli azionisti di Cai che, se per ragioni «indipendenti e non ascrivibili ai soci» la soluzione della midcompany non fosse praticabile, a Poste non resterebbe che impegnare i soldi nella cosidetta oldcompany , la vecchia Alitalia. Un’eventualità che Caio ha già escluso, sebbene risolutiva poiché individuerebbe immediatamente le risorse per portare l’aumento di capitale complessivo a quota 300 milioni. In caso contrario ai 224 milioni già sul piatto andranno aggiunti altri 76 milioni, a meno che Etihad non consideri l’esborso fatto in questo modo, comunque soddisfacente. Non so quanti risparmi porterà il ddl delega di riforma della P.a. e sono contenta di non saperlo.
Le prossime ore sono, insomma, cruciali per capire se uno sforzo ulteriore dei soci e un prestito ponte di alcune decine di milioni di euro potranno traghettare Alitalia nella braccia di Etihad. Oggi Del Torchio risponderà alla lettera di Hogan formulando indicazioni il più possibile esaustive su temi come liquidità necessaria al closing , pace sociale con i sindacati, ruolo della midcompany , contenziosi con Carlo Toto e eventuali reclami contro aiuti di Stato. Il governo da parte sua prova a presidiare una partita oltre i supplementari. La nota di Palazzo Chigi ieri suonava un po’ di circostanza: «Si è trattato di un incontro proficuo, che consentirà in brevissimo tempo alla compagnia italiana di formulare una risposta all’ultima lettera di Etihad, in modo da giungere al più presto ad un esito positivo».
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