Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Salvataggio Alitalia appeso al voto. Referendum per 12 mila dipendenti

Il futuro si deciderà in cinque giorni: da domani mattina alle 6 fino alla mezzanotte del 24 aprile i 12 mila lavoratori dell’Alitalia potranno approvare o bocciare il verbale di intesa sottoscritto sei giorni fa tra azienda, governo e sindacati confederali e autonomi. Le date del referendum per salvare dal fallimento la ex compagnia di bandiera (partecipata al 49% da Etihad) sono state annunciate ieri al termine di una riunione intersindacale: saranno allestiti sette seggi, dei quali cinque a Fiumicino, uno a Linate e uno a Malpensa.

La situazione appare senza vie di uscita: se i dipendenti dovessero dire «sì» al piano industriale «lacrime e sangue» concordato al termine di una lunga e difficile trattativa, accetterebbero grandi sacrifici, ma forse darebbero una ultima chance per provare a uscire dalla crisi che da oltre 10 anni colpisce Alitalia. Se, invece, al referendum la maggioranza votasse «no», l’azienda rischia la liquidazione, ribadisce il ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda.

Il piano, deciso dall’azienda dopo la mediazione del governo e condiviso con i sindacati, prevede in particolare 1.700 esuberi (erano 2.037 chiesti dai vertici della compagnia): tra loro 980 lavoratori a tempo indeterminato potranno usufruire della cassa integrazione a rotazione, mentre andrà peggio ai 600 contratti a tempo determinato, che non verranno rinnovati e ai 140 lavoratori che saranno licenziati tra i dipendenti delle sedi estere. Ma l’intesa prevede pure un importante taglio del costo del lavoro: rispetto alla richiesta di una riduzione degli stipendi oscillante tra il 24% e il 30%, i dipendenti subiranno una sforbiciata ai loro emolumenti in media dell’8%. Sacrifici che saranno indispensabili per riuscire a convincere gli azionisti (Etihad e le banche Unicredit e Intesa Sanpaolo) a ricapitalizzare Alitalia investendo 2 miliardi di euro (900 milioni cash), necessari a evitare di dover fermare gli aerei a terra senza carburante. Le casse dell’azienda sono purtroppo agli sgoccioli.

Ieri ogni sigla sindacale ha riunito la categoria per analizzare la vertenza e discutere come comportarsi al voto. «Non c’è modo di convocare le assemblee — spiega Claudio Tarlazzi, segretario generale della Uil Trasporti — dal momento che c’è una corsa contro il tempo per tutte le modalità operative, dall’allestimento dei seggi alla stampa delle schede». La Uil ha deciso di lasciare «libertà di coscienza per il referendum — precisa Tarlazzi —. Non ci schieriamo per il sì, né per il no: è una situazione molto complicata». Chi invece ha detto subito che invita i suoi iscritti a votare per il «no» è Marco Veneziani, leader dell’Associazione nazionale dei piloti (Anp), precisando che «è inaudito che dopo tutti i sacrifici fatti nel 2008 e nel 2015, con tagli sul costo del lavoro oltre il 40%, oggi ci sia ancora un referendum che prevede tagli non dell’8% sulle retribuzioni, bensì del 30% annuo».

Posizione diversa da Nino Cortorillo, segretario nazionale Filt Cgil: «Ci rendiamo conto che il sacrificio chiesto al personale navigante sia notevole — spiega — ma bisogna considerare che nelle altre crisi c’era un soggetto esterno pronto a intervenire. Oggi no». Quindi «tutti ci siamo resi conto che il piano industriale del 2014 ci ha portato sull’orlo del fallimento — aggiunge Cortorillo —. Il nuovo piano va cambiato, certo, ma le banche non vogliono investire. Con questi azionisti è difficile guardare avanti. Spero solo che i lavoratori non votino facendo un bilancio dei disastri di programmazione industriale negli ultimi 10 anni» .

Francesco Di Frischia

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Tocca ad Alfredo Altavilla, manager di lungo corso ed ex braccio destro di Sergio Marchionne in Fca...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

I mercati incassano senza troppi scossoni la decisione della Fed di anticipare la stretta monetaria...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

È sempre più probabile che non ci sarà alcun nuovo blocco - anche parziale - dei licenziamenti n...

Oggi sulla stampa